CHIACCHIERE SCIENTIFICHE

Le emozioni primarie, quelle dolorose dominano per renderci menti meravigliose!

Molto tempo della nostra vita lo trascorriamo nel dolore. È una condizione che appartiene a tutti noi. Delle sei emozioni primarie, quattro sono appunto dedicate a situazioni dolorose. Solo due di esse, la gioia e la sorpresa, sono dedicate ad aspetti positivi, tenendo presente che la sorpresa è comunque l’emozione primaria, perché precede tutte le altre. In effetti, è possibile sorprendersi del proprio dolore e di quello altrui. La rabbia, il disgusto, il dolore appunto, e la tristezza fanno riferimento ad aspetti negativi del nostro stare nel mondo.

Perché la natura e l’evoluzione hanno selezionato un maggior numero di emozioni negative rispetto quelle positive?

Vi è una spiegazione. Il nostro cervello consuma energia, e la quantità di energia necessaria alle nostre cellule neuronali per riconoscere e difendersi dagli aspetti negativi della vita è sostanzialmente minima, proprio perché questi aspetti sono presenti in quantità assai diffusa.

Quando invece il nostro cervello riconosce la gioia e la felicità, la quantità di energia necessaria per reagire a queste emozioni positive si raddoppia rispetto a quella del dolore. E questo avviene per un motivo: il nostro cervello deve essere in condizioni, costanti e continue, di percepire il dolore e il negativo per poterlo evitare senza eccessivi sforzi.

Nello stesso tempo, reagire con una quantità alta di energia quando si incontra la gioia e la felicità, che durano pochissimo, inducono il nostro cervello a cercare di raggiungerle con maggiore impegno e determinazione. Come vedete, siamo davvero meravigliosi! E tutto quello che accade nella nostra natura possiede sempre un senso profondo e un significato importante per la nostra vita.

Ecco perché, comunicare il proprio dolore al mondo, seppure sia molto difficile, così come il dichiarare di combattere un cancro, e ricordiamo la recente rivelazione di Nadia Toffa, è fondamentale: ci fa sentire tutti parte di una grande e importante comunità solidale, proprio nel momento del dolore.

Perché non siamo mai soli, anche quando ci sentiamo soli.


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Alessandro Bertirotti

Docente universitario e Visiting Professor di Anthropology of Mind presso la Universidad Externado de Bogotà, Colombia

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Alessandro Bertirotti

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