RECENSIONI Lucia Accoto

“Ragazze lontane” di Isabella Nicora | RECENSIONE

Ci sono cose che passano, svaniscono, si perdono. Insieme ad esse si sgonfiano anche i sentimenti. Si spengono. La famiglia, invece, resta attaccata alle sue radici, anche quando va via un pezzo, un nome, si fissa nei ricordi. Nel cuore, la famiglia, c’è sempre stata e lì starà fino all’ultimo respiro. La famiglia è importante, fondamentale. È l’abbraccio che ti fa allentare i muscoli, le difese. È come l’acquasantiera a cui ti avvicini con riverenza per sentirti bene, in pace, consacrato agli affetti ed alla vita stessa. Se sei quello che sei lo devi all’inizio, alla famiglia. Puoi cambiare, prendere strade sbagliate, intossicarti di una moralità becera, rinnegare quello che ti è stato insegnato, ma lo sai che in fondo ti sei perso da solo anche se la famiglia è pronta ad accoglierti, a metterti in piedi. Puoi stare lontano quanto vuoi, per necessità o per scelta, ma non dimentichi mai quello che hai vissuto e che è rimasto tatuato nell’anima. Allora, torni bambino e respiri la bellezza che hai respirato, che ti sei messo addosso, fatta di sorrisi dati e ricevuti, di sguardi che avevano le parole negli occhi, che ti dicevano ogni cosa, che non riuscivano ad uscire dalle labbra, per timidezza o perché si è ruvidi anche con un cuore grande. 

Nel romanzo Ragazze lontane di Isabella Nicora non sei mai solo. Sei parte della famiglia Manzi, senti e ti affanni con loro, come loro. Sei questo o quel personaggio, tutti hanno una capacità di trasmetterti quello che ti manca, che vuoi. Da ognuno prendi qualcosa, ti affianchi a loro perché ti senti sicuro, al posto giusto. Giovanna e Salvo, marito e moglie, sono costretti ad abbandonare la loro casa, a Villerose, perché un gruppo di tedeschi ne fanno il loro quartier generale. I Manzi, con tre figli al seguito ed un altro in arrivo, vanno a vivere in una grotta. Soffrono patimenti, fame, freddo, ma abbracciano la solidarietà degli amici e l’amore della famiglia che non barcolla dinanzi agli stenti e alla paura. Poi, il trasferimento a Roma, dopo la fine della guerra, ed i sacrifici, il tormento per i figli e la solidità dell’amore che fa della famiglia l’unico postovero del cuore. Casa.

Delicato ed autentico lo stile narrativo. La storia è ben scritta e il lettore è un tutt’uno con essa. Entra in uno spaccato di vita, circa un secolo di storia, che si aggiunge alla sua. Una ricchezza da mettere da parte, da conservare e ricordare. Il romanzo è ricco anche di non detto, quello che il lettore avverte, sente, legge tra le righe e fa suo. La scrittrice è stata generosa, nella storia, per come l’ha fissata su carta, e per le emozioni che ha sprigionato pagina dopo pagina. Il libro è un profumo, che resta ed annusi quando hai bisogno di ricordi, di amore, di famiglia.  

Lucia Accoto

Lucia Accoto. Critico letterario per Mille e un libro Scrittori in Tv di e con Gigi Marzullo Rai Cultura. Recensore professionista.

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