RECENSIONI Lucia Accoto

“La fine della notte” di Antonio Meola | RECENSIONE

Esistenze a margine. Vite che si riducono ad un niente, voci che recuperano un po’ della fiducia scomparsa. Alcune vite frugano nei trascorsi freddi di una quotidianità dura che taglia corto con il superfluo e ti tiene fuori dalla poesia ardente dei sogni. Guardi i tuoi anni e pensi di essere sempre stato così, capisci che, là dove ti trovi, alcuni accadimenti ti hanno sbarrato la via. Forse, pure ci hai messo anche del tuo a rovinarti, ma ti sei ricordato in tempo di non umiliare la dignità.Qualcun altro, invece, con te non sarà così accorto lanciandoti spicchi di sguardi carichi di schifo. La presenza di alcuni barboni ai piedi di un marciapiede, curvi sotto il peso dell’indifferenza della gente e di una vita storta e maligna, li rende simili a granelli di sabbia. Fastidiosi per molti, innocui per pochi, uomini per pochissimi. Nel loro spazio l’aria si fa immobile e greve. Hanno sguardi spenti, sfuggenti, di paura e di desiderio.Sotto le palpebre hanno storie bisbigliate che tutti ignorano e che si raccontano nel fuoco della notte. L’unico calore che conoscono è quello degli occhi di chi gli sta accanto e di quelli che gli vanno incontro per aiutarli. I senzatetto non possono fugare tristezza e sofferenza. Nelle ore di attesa vanno alla ricerca delle radici che li ha resi stracci adagiati a terra. Sembrano polvere sulla pelle senza né sorrisi né lacrime. Quanta verità e dolore sui loro volti, lame di trascorsi bui, che vogliono arrivare sino alla fine della notte per non frantumarsi sotto il carico dei loro ricordi.

In La fine della notte di Antonio Meola giri con un piccolo gruppo di senzatetto che tra loro stessi si danno voce. Parole che immergono nel cuore per far sentire la loro storia. Una vita che li ha trascinati nel turbine della sofferenza e che attendono di finire nel vortice dei sogni. Uno di loro, Massimiliano, vuole diventare uno scrittore, ma prima di scattare in piedi ed afferrare il suo sogno è costretto a vedere addosso i segni della lotta quotidiana: essere un barbone. Tra loro si fanno vedere per quello che sono, ragazzi che non vogliono avvizzire prima di notte. La vita sa essere crudele, brutta, misera, ma anche generosa. Per prendere ciò che vuoi bisognerebbe essere ostinati a cercare sempre quello che si desidera.

Semplice lo stile narrativo. Veloce la narrazione anche se la scrittura, in più punti, è cronologica, precisa nei fatti, puntigliosa nelle sequenze. Ma c’è anima nella storia e il lettore sente addosso una lava di vite altrui. È pronto a soffrire, ad aiutare, ad accendersi di passione verso un sogno.  

Lucia Accoto

Lucia Accoto. Critico letterario per Mille e un libro Scrittori in Tv di e con Gigi Marzullo Rai Cultura. Recensore professionista.

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