RECENSIONI Lucia Accoto

“Bambini di ferro” di Tommaso Mancini | RECENSIONE

Crescere è un affare complicato. Se vieni da una famiglia disagiata, con problemi uno peggiore dell’altro, trovare una precisa armonia è molto difficile. A volte vorresti svanire, scappare, pur di buttarti tutto alle spalle. Non ce la fai più a sopportare situazioni pesanti, troppo grandi per te. Situazioni che ti tolgono la pace, il sonno, la tranquillità che poi condiziona le scelte. Se ti manca una guida, te la devi sbrigare da solo nei momenti critici, delicati. Capita che i genitori spariscano. Chi se ne va per davvero e chi pur essendoci è come se non ci fosse, isolato in una fasulla protezione. Succede che ci si aggrappa a cose sbagliate per resistere facendo finta di sentire la vita addosso quasi a giustificare la propria inadempienza soprattutto con un figlio. E quel figlio lì avverte e assorbe ogni cosa, specialmente il ringhio soffocato di un’esistenza distrutta, portando il peso di una famiglia squassata, dentro e fuori. Crescere in questo contesto significa andare a naso sulla base di ciò che la quotidianità ti para innanzi con violenza, con cattiveria. Poi, la rabbia che nascondi viene fuori senza controllo. Sfidi te stesso con prove di coraggio, volute ed imposte anche da altri, così pensi di crescere più in fretta e più tosto. Vorresti essere grande, ma ti manca la libertà dei tuoi anni che dovrebbero essere felici. 

In Bambini di ferro di Tommaso Mancini conosci la realtà in cui vivono alcuni giovani. Diventare grandi, o meglio uomini, per loro è un fatto che passa da ciò che succede a scuola, a casa, nel quartiere dove abitano. Le città possono essere feroci quanto la cattiveria stessa. Se sei forte, un uomo, pensi di contare qualcosa altrimenti resterai in difficoltà senza sapere niente di come gira il mondo. Giacomo viene dalla periferia di Roma, vive da solo con la madre che è stanca della vita e si è chiusa in una depressione che la tiene inchiodata sul divano, mattina e sera. Lontana da tutto e da suo figlio. Giacomo, che si è sempre rifugiato nel suo mondo, è costretto poi a confrontarsi con gli altri e lo farà con i più cattivi della sua classe. Dovrà anche scegliere: diventare quello che tutti si aspettano da lui, un uomo, o accettare di essere diverso da ciò che gli ruota attorno.

Il romanzo è forte. La storia è ricca di significati importanti. La scrittura è diretta, preziosa.

Lucia Accoto

Lucia Accoto. Critico letterario per Mille e un libro Scrittori in Tv di e con Gigi Marzullo Rai Cultura. Recensore professionista.

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