A Man on the Inside. Ted Danson as Charles in episode 104 of A Man on the Inside. Cr. Courtesy of Netflix © 2024
Abbiamo finito di vedere da poco “A man on the Inside” su Netflix, sentendoci inspiegabilmente fragili, o quasi. Perché l’ultima serie di Michael Schur, apparentemente catalogata tra le commedie dalla piattaforma americana, ha quel sapore agrodolce a cui ci ha sempre esposto il periodo natalizio, tra le luci della città e quel recondito gelo che pervade una piccola parte di noi. Ecco, la serie che vede protagonista il mitico Ted Danson di “Cin Cin” e “CSI- Scena del crimine” getta ancora una volta lo sguardo verso la terza etá, esaltandone con schiettezza i limiti interni ed esterni, fra malattie inevitabili e desiderio di utilitá sociale.
Facciamo pero un passo indietro, raccontando la sinossi di “A Man on the Inside”.
Charles (Ted Danson) è un professore in pensione e crede che la vita non abbia più niente da offrirgli. A un anno dalla morte della moglie si sente intrappolato dalla routine e sempre più distante dalla figlia Emily (Mary Elizabeth Ellis). Ma un annuncio pubblicato dall’investigatrice privata Julie (Lilah Richcreek Estrada) lo ispira a tentare la sorte con una nuova avventura. La missione di Charles: andare sotto copertura all’interno della casa di riposo Pacific View a San Francisco per risolvere il mistero del furto di un gioiello di famiglia. I residenti e i dipendenti sono tutti potenziali sospettati e toccherà a Charles risolvere il caso senza finire nel mirino di Didi (Stephanie Beatriz), la direttrice onniveggente e onnisciente del Pacific View. Ma non dare nell’occhio risulterà difficile dal momento che l’affabile Charles entra rapidamente nelle grazie degli altri residenti. Essere “un infiltrato” spinge Charles a intraprendere un percorso entusiasmante e a credere che la vita gli riservi ancora molte sorprese, consentendogli nel frattempo di riallacciare i rapporti con Emily.
Insomma un prodotto che segue i dettami delle altre fatiche del regista americano, da “The Office” a “Brooklyn Nine-Nine”, ma con una sottile vena malinconica. In una parola: solitudine. E’ quella infatti che echeggia dentro i personaggi della Pacific View, nonostante la vita comunitaria, quasi a monito per le generazioni successive ormai sempre più schiave di oggetti tecnologici e prive di calore umano. Lo vediamo concretamente nel percorso di redenzione attuato dai figli di Charles e Calbert, al pari della miopia messa in scena dal figlio di Helen che mette su questa “missione” esclusivamente per un senso di giustizia e diffidenza sociale, completandone così un mosaico sociale più reale e veritiero.
Grazie poi alla durata breve degli 8 episodi (circa 30 minuti), “A man on the inside” scorre via con estrema facilità, seminando nel suo tragitto temi delicati come il lutto, il sospetto, e la malattia, con una sceneggiatura efficace e multifocale, favorito da un cast camaleontico e capace di empatizzare al meglio con lo spettatore.
Insomma “A man on the Inside” si inserisce al meglio nel palinsesto di Netflix, grazie a una scrittura creativa e irriverentemente tragica, capace di scivolare con poco fra comedy e drama, valida da 0 a (soprattutto) 99 anni!
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