MUSICA

Rocco dopo l’uscita del nuovo disco “Alieni e Transumani” si racconta a M Social Magazine

Il nuovo disco di Rocco è un progetto che ha il coraggio di dire le cose come stanno, senza mai perdere il ritmo e la creatività. “Alieni e Transumani”  è un lavoro contemporaneo, lucido e diretto, che affronta i grandi temi della nostra epoca – dalla tecnologia invasiva alla manipolazione mediatica – con uno stile personale e riconoscibile.

La scrittura è il cuore pulsante dell’album: ogni parola è scelta con precisione, tra ironia e consapevolezza, senza mai cadere nel didascalico. Rocco riesce a trasformare la critica sociale in canzone, e la canzone in un’occasione di pensiero. Il tutto sostenuto da una produzione musicale attenta e vivace, che unisce groove, elettronica, incursioni rap e soluzioni pop con equilibrio e originalità.

Ogni traccia ha una direzione chiara e una voce distinta, come capitoli di un racconto che prende forma ascolto dopo ascolto. Il risultato è un album fuori dagli schemi, che si fa ascoltare con leggerezza, ma che lascia riflessioni profonde. Un lavoro coerente, coraggioso e pieno di spunti.

Cosa ti ha ispirato a combinare pop, elettronica e rap in unalbum come questo?

La realtà. La realtà che stiamo vivendo e in cui siamo immersi non è lineare, non è omogenea. È un frullatore impazzito, è frenetica,frammentata, a volte distopica. Viviamo in un mondo che cambia tono con disinvoltura ogni tre secondi: dalla tragedia alla farsa, dall’emergenza al tormentone, dalla guerra al balletto su TikTok.

Avevo bisogno di una tavolozza sonora che rispecchiasse questaschizofrenia.

Il pop dà accessibilità e orecchiabilità, l’elettronica mi aiuta aspaziare, a volte a disturbare, a creare ambienti futuristici ovenecessario, mentre il rap affonda il colpo e porta l’urgenza del linguaggio. Insieme diventano un veicolo potente per raccontare un mondo che si sta trasformando troppo in fretta. E forse nella direzione sbagliata.

Quali sono i temi ricorrenti nelle tracce di “Alieni e Transumani”?

Il cuore dell’album è l’uomo smarrito. Parlo di tecnologie che colonizzano il pensiero, di intelligenze artificiali che si sostituiscono all’intelligenza umana, di alienazione, identità, maternità, esperti televisivi, finti progressismi e veri disastri. Il tutto con un approccio ibrido, nella mission impossible di far stareinsieme ironia, empatia e ribellione. È un disco che attraversa l’incubo senza perderne la lucidità.

Come definiresti l’equilibrio tra ironia e critica sociale nel tuonuovo disco?

Maschera e artiglio. L’ironia è la maschera, mentre la critica è l’artiglio. Ti faccio ridere per entrare, ma poi graffio, specie se tiaccorgi di essere tu il “bersaglio”. Uso il paradosso come antidoto al fanatismo, lo sberleffo come scudo contro il pensiero unico. Avolte è satira, a volte è sarcasmo, a volte è una carezza o il suo contrario.

Puoi raccontarci il processo di scrittura dietro “L’Esperto”?

“L’Esperto” nasce da un’allergia, da un fastidio cronico: quello perla figura dell’oracolo contemporaneo.

Quello che sa tutto, commenta tutto, prevede tutto e poi cambiaversione con la stessa disinvoltura con cui si cambia cravatta.

Il testo è venuto fuori come un flusso, un fiume di paradossi e frasiche sembrano assurde e invece spesso sono letterali.

Nello special parlo alla Gaber, con un crescendo tra sociologia dadiscount e supercazzola accademica.

In fondo, L’Esperto è un personaggio tragico travestito dabarzelletta. Proprio come accade spesso, oggi, in TV.

Che tipo di reazioni speri che il tuo pubblico abbia ascoltandoquesto album?

Ai followers preferisco i risvegli. Anche piccoli. Se qualcuno si sente spiazzato, stranito, persino offeso, è un buon inizio. Il resto lo fa il silenzio dopo l’ultima traccia. È lì che capisci se staviascoltando solo musica o se sotto traccia stava accadendo anchedell’altro. E in quest’ultimo caso ti metti in moto e inizi a fare qualcosa. Ecco, lì ho raggiunto la massima soddisfazione.

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