Le ossessioni sono pericolose. Costruiscono progetti che nel realizzarli si tira avanti senza guardare in faccia nessuno. Lo scopo ultimo dei propositi ossessivi rende possibile ogni cosa, anche quando non lo è. Tutto perde valore e tutto prende forma nel vedere ciò che l’ossessione, ostinata e continua, può fare per ottenere quello che si brama con forza. Dietro a dei desideri, a volte, si nasconde altro che resta segreto. Ecco perché si foraggiano le ossessioni quasi fossero il vero passepartout della felicità o della beatitudine agognata con apprensione tanto che la vita stessa perde di fibra. Elimini gli ostacoli senza pensare alle conseguenze, non ti importano. Sei disposto a tutto, sino all’irreparabile. Assumi anche un tono solenne nel consegnare all’impresa quell’autorevolezza che richiedono le questioni estremamente importanti e delicate. Non hai fretta. Calcoli ogni cosa studiando le mosse da fare nella scacchiera dei rischi. Non molli anche quando perdi la speranza, continui ad alimentare l’ossessione costante e di rimediare agli errori commessi.
In Il violino noir di Gabriele Formenti entri nel mondo della musica. Cremona, 1721. Antonio Stradivari, il più famoso liutaio del suo tempo, riceve la commissione per realizzare un nuovo violino destinato a un anonimo maestro dell’archetto. Parigi, 1764. Jean-Marie Leclair, tra i maggiori violinisti dell’epoca barocca, viene ucciso. Stati Uniti, 1789. Nella nuova nazione guidata dal suo primo presidente George Washington, c’è chi trama per assicurarsi alcuni violini Stradivari e per nascondere i preziosi strumenti verrà scomodato persino l’architetto cui è affidata la realizzazione della Casa Bianca. San Francisco, 2013. Nel Teatro dell’Opera si verifica un assassinio. In uno dei camerini viene ritrovata priva di vita la violinista Elizabeth Chang. La vittima aveva uno Stradivari del 1721, appartenuto a Jean-Marie Leclair. Violino che viene rubato. Alla polizia tocca risolvere l’intricato caso.
Il romanzo noir è debole. La storia è poco entusiasmante e piuttosto scarsa nella parte della suspense, come anche nella sua costruzione narrativa. Bene la storia del violino, ma il libro non è un saggio in materia. Neanche la conoscenza della musica, e lo scrittore si capisce che se ne intende, rende accattivante il racconto che è troppo veloce specie nell’aspetto investigativo. E qui le carenze analitiche sono evidenti e forti. I tre tempi temporali offrono al lettore la figura di alcuni personaggi che, non sono ben delineati per evitare di scoprirli troppo, lo confondono. I dialoghi sono scarsi, quasi superficiali. Il libro è deludente.

