Nelle fessure dell’incertezza ci stanno vuoto e scoperta. All’inizio non sai niente. Speri soltanto che ti vada bene la decisione presa. L’incognita sul futuro ha un peso e oscura il presente. I pensieri sono cupi, fatti di attesa e speranza. Lo leggi chiaramente negli sguardi degli adulti, costretti a lasciare casa per vivere altrove. Quando manca il pane la pancia resta vuota. I problemi poi si accavallano uno sull’altro senza sosta. Allora, quella decisione diventa imposizione, coraggio, l’unica via da prendere. Le partenze sono arrivi incerti, promesse di cambiamento, cartoline che incitano, in silenzio, il ritorno. L’apprendistato dell’incertezza si misura con il tintinnio dei dubbi, con l’anima da pacificare in stanze da riempire con quello che prima mancava. Arrivi e non ti riconosci. Non c’è niente che ti appartenga, tutto ancora deve farsi memoria. Il principio di un inizio è lo strappo con l’origine. Eppure, hai fiducia e ti aggrappi ad essa. Non puoi perderti, abbandonarti alla disperazione. Non più, questa volta. Vedi la steppa del nulla e ti rimbocchi le maniche per costruire la sopravvivenza che deve poi condurre alla vita e al ritorno.
In Stelle lontane della Croce del Sud di Emilio Barbarani conosci una storia di emigrazione. Nell’Italia del dopoguerra la crisi è irreversibile, così la famiglia di Milo, insieme agli altri dipendenti della Cotosan, seguono l’invito del padrone per imbarcarsi in America. La speranza è grande. Ma il “sogno americano” finisce a Pedro Luro, in una zona in cui non c’è nulla. Non esistono le case e nemmeno la fabbrica. Gli imprevedibili tornados e la persistente siccità rendono impossibili l’allevamento e l’agricoltura. La pampa sconfinata, simbolo di vuoto e solitudine per gli adulti, rappresenta, invece, per i ragazzi un deserto brulicante di vita, di libertà, teatro di avventure. E poi, ancora l’ennesimo sradicamento dall’uno all’altro continente e l’addio alle stelle lontane della Croce del Sud.
Il romanzo fa sentire l’inquietudine dell’incertezza che si mischia alla disperazione. Poi, la battaglia della vita va combattuta ogni santo giorno per arrivare ad un briciolo di felicità. La narrazione è delicata e forte nello stesso tempo. La scrittura è pulita. Ha il vento dell’autenticità.
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