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Un romano a Napoli: Fulminacci “elettrizza” il Palapartenope | LIVE REPORT

Fulminacci

È stato un sabato diverso per Napoli, che ha riposto nell’armadietto gli strumenti dell’urban per incensare l’indie pop. Dentro al Palapartenope, infatti, non c’era quel desiderio di rappare, bensì di sedersi davanti a un faló e cantare e ballare spensierati. A fare questo ci ha pensato l’alieno Fulminacci, venuto dalla “vicina” Roma con la seconda tappa del tour Palazzacci, per omaggiare quel cantautorato che a Napoli propende verso il neomelodico.

Nella culla di Pino Daniele, dove ogni anno si celebra il suo memorial, Filippo ha riportato in luce questa tradizione nazionale popolare che tanto ci rende fieri sotto al Colosseo con la sua cosiddetta scuola romana. Lo fa con dignità e con il rispetto davanti a un pubblico, prevalentemente giovanile, che lo canticchia da anni, dapprima del suo boom sanremese odierno. È un rispetto artistico che si percepisce dagli strumenti che hanno preso piede nel live, dalla tromba al sax, fino alle varie declinazioni delle corde, dal basso alla chitarra classica, capaci di avvolgere la performance in un’aura vintage che ritorna prepotentemente catchy.

Lui d’altronde ne è l’icona, con un outfit decisamente alla Mastroianni che già aveva messo in mostra pochi giorni fa al Palazzo dello Sport di Roma. Con un completo azzurro che vede solamente in alcuni attimi liberarsi dalla giacca, Fulminacci si modernizza attraverso le sue strofe, fatte di amori complicati e di frammenti quotidiani della sua città, creando così una temporalità distorta e uno stile unico e ben definito.

I tratti caratteristici dei Calcinacci portati a Napoli

In queste due ore di live magico – a sentire l’intro con la sigla di “Fiabe sonore” – c’è stato tempo per scoprire a pieno la poetica di Fulminacci, tra le canzoni degli esordi (“Borghese in borghese”,Tommaso”) e l’ultima fatica discografica “Calcinacci“. Attraverso un ritmo serrato, interrotto da brevi dediche al pubblico partenopeo, Filippo ha navigato nella sua musica senza tentennamenti, facendosi avvolgere da un riarrangiamento potente da parte dei 6 componenti della sua band. Essa infatti ha saputo unire egregiamente i blocchi della serata e prendere addirittura il sopravvento nella parte centrale, quando si sono seduti accanto a Fulminacci, come in un coro unanime nella stanza più intima dei Palazzacci.

Tanta “musica” insomma per un poeta anti-moderno che incarna perfettamente l’icona della Critica vinta a Sanremo, ma che non disdegna attimi per scatenarsi in passi rock n roll. “Cavolo, mi sono accorto solo ora che non ho ancora ballato”, ammette Filippo in una gag a metà della serata, dimostrando una ironia genuina che si pone solo seconda alla chiamata del karaoke per la cover italiana dei Vampire WeekendA-punk“.

Un saliscendi di emozioni tra ironia e malinconia che ha reso queste 2 ore godibili e diverse dal groove partenopeo, capaci di dare a Fulminacci ulteriori consapevolezze, anzi ulteriore cemento, ai Calcinacci per costruire una carriera stellare e disincantata!

SCALETTA:

  1. Forte la banda
  2. Indispensabile
  3. Sembra quasi
  4. Resistenza
  5. Brutte compagnie
  6. Niente di particolare
  7. Simile
  8. Le biciclette
  9. +1
  10. Aglio e olio
  11. A-Punk (cover dei Vampire Weekend)
  12. L’avventura
  13. Tutto bene
  14. Nulla di stupefacente
  15. Una sera
  16. La siepe
  17. San Giovanni
  18. Meno di zero
  19. Borghese in borghese
  20. Maledetto me
  21. Casomai
  22. Tutto inutile
  23. Spacca
  24. Tattica
  25. Baciami baciami
  26. Tommaso
  27. Santa Marinella
  28. Stupida sfortuna

Foto a cura di Alessandro Ruffolo

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