MUSICA

Ianez: “Cattivi Praticanti”, il debutto che racconta le contraddizioni del presente | INTERVISTA

In un panorama musicale sempre più attraversato da urgenze espressive e bisogno di autenticità, Ianez debutta con Cattivi Praticanti, il suo primo album in studio disponibile dal 17 aprile su tutte le piattaforme digitali. Un esordio che non cerca compromessi, ma si presenta come un racconto crudo e consapevole del presente, tra tensioni sociali, contraddizioni politiche e fragilità emotive. Ad accompagnare l’uscita, anche il videoclip della title track, ideato e realizzato dallo stesso artista, che traduce in immagini il cortocircuito tra identità, lavoro e consumo.

Prodotto da Fabio Tumini per Satellite Rec, il disco si muove tra cantautorato, elettronica, rock e spoken word, costruendo un linguaggio personale e stratificato. Cattivi Praticanti è un progetto che osserva senza filtri le crepe del nostro tempo, alternando brani più taglienti a momenti intimi e riflessivi. In questa intervista, Ianez ci accompagna dentro il suo universo artistico, tra visioni, dubbi e parole che scelgono di non chiedere il permesso.

“Cattivi Praticanti” è il tuo primo album: Se dovessi descrivere questo disco con un’immagine, quale sarebbe?

Bella domanda !!! sarebbe un affresco crepato e decadente, qualcosa di bello che viene distrutto dall’uomo, dall’avidità, dalla politica, dall’incuria. 

Chi è oggi Ianez, artisticamente e umanamente, dentro questo progetto?

Ianez è una maschera cupa, sarcastica, che senza filtri espone il suo punto di vista sul mondo, su tematiche sociali e politiche senza dimenticare l’intimità, e l’introspezione.

Sono autore dei testi e delle melodie vocali, musiche e arrangiamenti vengono realizzate negli studi della stellite rec. con Fabio Tumini, e Lorenzo che è il bassista del progetto.


Il titolo “Cattivi Praticanti” è provocatorio: chi sono per te questi “cattivi”?

Cattivi praticanti è un brano rivolto al mondo del lavoro, e i cattivi praticanti sono quelle figure che sembrano come te, che si mostrano come te ma tu per loro sei una pedina sacrificabile per il bene dei numeri, del fatturato. Il brano è provocatorio ma tristemente reale. In questo sistema economico schizofrenico noi, siamo solo ingranaggi che si sfruttano e si buttano via.  


Il disco mescola cantautorato, elettronica, rock e spoken word: è una scelta istintiva o progettata?

È una scelta in parti attitudinale ma con uno studio per delinearne lo stile. La parte cantautorale è data dai miei ascolti e da una penna che non saprebbe scrivere diversamente, lo stile è un cocktail di idee e di esperienze che vengono da me, Fabio e Lorenzo.

C’è un artista o un riferimento che ti ha influenzato in questo lavoro?

È una domanda alla quale non so rispondere. Sicuramente ho subito l’influenza di tanti ascolti diversi, ma non ho un artista di riferimento. 


In questo disco c’è più rabbia o più malinconia?

Nella rabbia c’è spesso anche malinconia ma nella malinconia non c’è rabbia. Si oscilla tra intimità e critica sociale, poi le cose vanno a coincidere in alcuni brani. C’è equilibrio e anche nei brani che ad un primo ascolto possono risultare più intimi, c’è una denuncia sociale, la solitudine, l’amore tossico, al violenza quella più subdola che non si vede perché non lascia segni sul corpo ma ti distrugge l’anima e alcune volte ti cambia. 

Che ruolo deve avere oggi un cantautore: raccontare, denunciare o semplicemente osservare?

Sono tutti ruoli “giusti”, approcci diversi ma un cantautore offre in ogni caso il suo punto di vista, anche quando racconta e quando osserva. 

Un cantautore offre un punto di riflessione ed è questa il suo valore più grande. 

Pensi che la musica possa ancora cambiare qualcosa o solo raccontarlo?

La musica non ha mai cambiato niente ma è stata colonna sonora di grandi cambiamenti. È l’arte che viene influenzata dal presente, non il contrario. La musica è come una fotografia di un periodo, lascia una testimonianza e ci fa rendere conto della ciclicità degli eventi, di errori ripetuti ma è anche stendardo di libertà e di ribellione.


Se qualcuno ascoltasse una sola traccia del disco, quale dovrebbe essere e perché?

“Ghiaccio” perché è dedicata alla scomparsa di mio padre, è dedicata agli invisibili e agli ignorati da questa società capitalista.  Per me ha un valore in più questo brano e per questo lo consiglio. 


Qual è la domanda che ti fai più spesso ultimamente?

Quando cadranno i “mostri” che governano il mondo.


E invece, qual è una domanda a cui non vuoi ancora rispondere?

Quando uscirà il prossimo album.

Christian De Fazio

CEO, Editore e Direttore di M SOCIAL MAGAZINE, Autore Televisivo Mediaset e RAI e molto altro... Appassionato di Musica, Televisione, Cinema e Viaggi, alla ricerca sempre di nuovi stimoli.

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Christian De Fazio
Tags: Ianezmusica

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