RECENSIONI Lucia Accoto

“Non si comanda il perdono” di Alessandra Politi | RECENSIONE

Alcuni dolori sono privi di risposte. Necessitano di tempo. Si vivono e basta, anche malamente. Le lacrime c’entrano poco e anche la nenia delle preghiere si esaurisce, prima o poi. Restano il buio, il vuoto, il silenzio, lo strazio del tormento che ti inchioda alla realtà, alla perdita, alla fatica di tutto, pure di respirare. Ogni cosa diventa pesante e la memoria preme sulle ferite a caldo del dolore. Non si sana mai da sofferenze troppo grandi. Succede, a volte, che si moltiplichino per patimento. Arrivano delle mazzate tremende su quel dolore lì che porge il fianco al passato oscurando le ore nell’incessante fatica di accettare la verità. E quando questa è cruda, troppo forte da subire, se pur in essa c’è la salvezza nell’autenticità dei fatti, che non conoscevi, ti sforzi di pronunciarla per esercitare il diritto di sapere. Mettere il punto sulla verità come fine di un percorso straziante di ricerca, di indagini, di svolta per un dolore personale e privato, porta e comporta lo stordimento di ciò che si anelava da tempo, risvolti a parte. Allora, ti senti di nuovo a casa, nel tuo corpo, nelle tue forze. Ti riappropri della vita.

In Non si comanda il perdono di Alessandra Politi, edito da Kimerik, conosci una storia forte e attraversi il dolore di più persone che rivivono il passato sperando di arrivare alla fine di un caso che porti alla verità di una scomparsa. Sono passati dieci anni e di Mirta Furlan non si sa ancora nulla. Poi, un giorno vengono ritrovati i suoi resti sulle sponde del lago Borgonero, sulle Dolomiti. La vittima faceva l’insegnante ed era fidanzata. Sua sorella, Astrid, continua a vivere nel dolore, nei sensi di colpa. Sopravvive all’assenza di Mirta, ma tutto è molto faticoso. Eppure, non si lascia scoraggiare. Va avanti nella ricerca della verità e scopre segreti che non si aspettava.

Il romanzo è delicato nel tema. Alcuni punti portano alla più intima riflessione e lasciano delle verità incredibili nella loro autentica essenza senza urlo. La narrazione stimola la curiosità. La prosa è efficiente. In certi tratti è veloce, sorvola su alcune cose che sarebbe stato bene approfondire, ma non si comanda il perdono.

Lucia Accoto

Lucia Accoto. Critico letterario per Mille e un libro Scrittori in Tv di e con Gigi Marzullo Rai Cultura. Recensore professionista.

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