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Riforma della scuola, Marra: «Serve un cambio di passo: merito, disciplina e qualità»

Il dibattito sulla scuola italiana si è riacceso dopo le recenti proposte avanzate dal governo guidato da Giorgia Meloni. Tra sostenitori e critici, emergono posizioni diverse anche tra esperti del settore. Ne abbiamo parlato con il dott. Filippo Marra Consulente Tecnico Senato della Repubblica, che si è detto favorevole all’impostazione della riforma.

Dott. Marra, qual è la sua valutazione generale sulla proposta del governo?

«Ritengo che l’impostazione sia corretta e necessaria. La scuola italiana ha bisogno di un cambio di passo deciso. Le misure proposte vanno nella direzione di ristabilire equilibrio nelle classi, migliorare la qualità dell’insegnamento e rafforzare il ruolo educativo della scuola. Non si tratta di escludere, ma di integrare meglio e in modo più efficace.»

Uno dei punti più discussi riguarda il limite agli studenti stranieri per classe. Come risponde alle critiche?

«È un tema delicato, ma bisogna essere pragmatici. Se in una classe la maggioranza degli studenti ha difficoltà linguistiche, l’intero processo didattico ne risente. L’obiettivo non è discriminare, ma garantire a tutti – italiani e stranieri – condizioni adeguate per apprendere. Senza una base linguistica solida, l’integrazione resta solo teorica.»

Il ministro Giuseppe Valditara ha più volte parlato di disciplina e qualità del sistema scolastico. Condivide questa linea?

«Assolutamente sì. La scuola deve tornare a essere un luogo di formazione completa, non solo trasmissione di nozioni. Serve disciplina, ma anche autorevolezza. E soprattutto servono insegnanti preparati, capaci non solo di istruire ma anche di educare. Questo è un punto centrale.»

A proposito di insegnanti, lei ha parlato di una “classe docente più qualitativa”. Cosa intende?

«Intendo dire che dobbiamo investire sulla qualità del corpo docente. Non basta avere il titolo: bisogna dimostrare competenza, aggiornamento e capacità pedagogica. Per questo ritengo utile introdurre strumenti di valutazione più incisivi, come test a sorpresa per i docenti, finalizzati a verificare la preparazione reale e continua.»

Non teme che questa proposta possa essere vista come punitiva?

«Dipende da come viene impostata. Non deve essere una misura punitiva, ma uno strumento di valorizzazione. Chi è preparato non ha nulla da temere, anzi: verrebbe finalmente riconosciuto. Dobbiamo uscire da una logica in cui tutti sono uguali indipendentemente dal merito.»

Quindi il merito deve diventare centrale nel sistema scolastico?

«Esattamente. Valorizzare i meritevoli è fondamentale, sia tra gli studenti sia tra gli insegnanti. Solo così possiamo costruire una scuola davvero formativa, capace di preparare cittadini consapevoli e competenti.»

Il Presidente Sergio Mattarella ha spesso richiamato il valore dell’inclusione. Come si concilia con queste misure?

«Inclusione e qualità non sono in contraddizione. Anzi, una scuola più organizzata e più esigente è anche più inclusiva, perché dà a tutti strumenti reali per crescere. Naturalmente, ogni riforma dovrà rispettare i principi costituzionali, ma credo che l’equilibrio sia possibile.»

In conclusione, che scuola immagina per il futuro?

«Una scuola più formativa, più autorevole e più meritocratica. Un ambiente in cui gli insegnanti siano realmente preparati e riconosciuti per il loro valore, e gli studenti possano sviluppare competenze solide. Se le riforme andranno in questa direzione, credo che il sistema ne trarrà grande beneficio.»

Il confronto resta aperto, ma è evidente che il tema della scuola continuerà a occupare un ruolo centrale nel dibattito politico e culturale del Paese.

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