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Verity, un thriller “rosa” che mette in discussione la realtà | RECENSIONE

Da oggi troverete nelle sale cinematografiche Verity, il nuovo film di Michael Showalter (Gli occhi di Tammy Faye). Un thriller psicologico, avvolgente e intenso, che metterà in discussione proprio la parola contenuta nel titolo: la verità. Sulle basi dell’omonimo bestseller di Colleen Hoover uscito nel 2023, la pellicola vanta collaborazioni di prestigio, dalla protagonista onnipresente Anne Hathaway, al suo quinto film nell’anno solare, alla ritrovata Dakota Johnson di Cinquanta sfumature, fino al Josh Hartnett visto in Oppenheimer e quel Ismael Cruz Cordova che ricordavamo ne Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del Potere. Tutti uniti per dare credibilità a una storia tipicamente americana che potrebbe digerire ben poco il grande schermo.

 

Di cosa parla Verity?

Questo seducente thriller psicologico segue Lowen Ashleigh (Dakota Johnson), una scrittrice in difficoltà che si trasferisce nella remota tenuta dei Crawford per fare da ghostwriter alla celebre autrice Verity Crawford (Anne Hathaway). Dopo aver scoperto quelli che sembrano essere gli inquietanti appunti autobiografici di Verity, Lowen deve fare i conti con le torbide e distorte confessioni sul marito di lei, Jeremy (Josh Hartnett), trovando difficile distinguere la finzione dalla realtà, la manipolazione dall’attrazione e l’opportunità dall’ossessione.  


La nostra opinione su Verity

Addentrandoci nella rete fitta che vedrà proprio Lowen ritrovarsi in una tenuta isolata nel Vermont, sentiamo i presagi di una trama già vista in migliaia di copioni, ma scegliamo lo stesso di entrarci insieme, iniziando anche noi a voler investigare sulla vita gloriosa di Verity Crawfort. Sarà l’atmosfera stimolante, o semplicemente il nostro innato senso di voler conoscere l’ignoto: Verity ci avvolge con il suo racconto “privato” nel suo torbido passato, facendoci sganciare man mano che si estende la storia, dalla compassione provata per il suo stato di infermità verso un puro senso di angoscia e disapprovazione. Ci troviamo così a vivere nell’ossessione di lettura e conseguente incredulità di Lawrence, fino a essere manipolati completamente da quel che leggiamo. Un mood contemporaneo, facilmente adattabile alla realtà sociale che ci circonda, che può portare proprio a conseguenze estreme, come il desiderio di vendetta. Per riuscire a creare questo lugubre scenario è bastato creare un background isolato, privo di distrazioni, che trasforma così una residenza di lusso in una prigionia preventiva dei pensieri pericolosi.

Dakota Johnson stars as Lowen Ashleigh in director Michael Showalter’s VERITY, from Amazon MGM Studios. Photo credit: Alisha Wetherill © 2026 Amazon Content Services LLC. All Rights Reserved.

A recitarne un ruolo ponte ci pensa Jeremy, marito della scrittrice, che scatena l’intrepido fuoco della passione, capace di manipolare completamente la sua esistenza. E’ lui il primo lettore di Verity, così come il suo unico scopo di vita a quanto fan trapelare la sua autobiografia, ma con una funzione puramente attiva e consapevole. Infatti anch’esso svolge un ruolo nebuloso nel thriller, riuscendo con coerenza a sfumare ulteriormente il confine tra verità e finzione.

Insomma Verity è complessivamente un film che scherza col coltello in un mondo sempre più privo di certezze, sfruttando logiche narrative che accogliamo con più facilità sulle piattaforme streaming, proprio a causa della sua ridondanza di stile. E in un cinema sempre più attratto dagli effetti speciali e dalle novità strutturali, potrebbe restare inspiegabilmente in penombra.

Voto: 4 su 5



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