La notte magica del “Dj-poeta” Gabry Ponte| REPORTAGE
Un tempo si usava la penna, poi c’è stata la tastiera e infine è arrivata con la consolle: la magia della musica si adatta in varie forme, aprendosi anche a nuovi orizzonti come avvenuto sabato sera all’Ippodromo delle Capannelle di Roma con Gabry Ponte
In quel luogo isolato e magicamente suggestivo, a due passi dagli Acquedotti Romani, son sgorgati i beat di un poeta degli anni 90, cresciuto assieme agli storici Eiffel 65. Un producer che, nonostante i suoi successi in questo primo quarto di carriera, ha mantenuto l’umiltà dei primi dj che si “trovavano nella parte buia della discoteca” e lasciavano parlare gli strumenti messi a disposizione dall’organizzazione.
Soltanto che qui, al Rock in Roma, il set era un palco di ultima generazione, con una vasta pedana centrale e un maxischermo posteriore che richiedevano un imprinting di serata diversa rispetto a quel decennio di fine secolo. Ma lui, con la caparbietà di chi ha sulle spalle anni di studi di registrazione e di innumerevoli club (per l’esattezza 25), li ha saputi valorizzare fino in fondo, amalgamando dalla sua “cabina di regia” i suoi illimitati suoni analogici con video in alta risoluzione e ai limiti della realtà aumentata.

A colpi di ininterotte hit del passato con evidenti echi”pontiani”, Gabry ha portato le migliaia di persone presenti nel futuro, offrendo una magica esperienza multisensoriale per più di due ore. Solo in un occasione il poeta del beat Gabry Ponte ha ceduto all’odore nostalgico delle discoteche dei 90’s, invitando il pubblico a spegnere i telefoni e a ballare “tutta la notte”, come diceva quel brano (“voglia di dance all night”, ndr). Un momento atipico ma altrettanto coinvolgente nell’universo tecnologico disegnato alla perfezione dal dj torinese, fra le fiamme e i classici spruzzi d’aria sotto cassa, degno di una serata nostalgicamente moderna e unica.

