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“Antigone in Polesine” di Roberto Alessandrini e Roberto Piumini | RECENSIONI

La semplicità non sta solo nelle piccole cose. È riduttivo un concetto del genere. Nella sua sintesi è perfetto, ma è nelle sfumature che si concentra il vero succo delle questioni più articolate. La semplicità si fa largo nella quotidianità di chi non tradisce l’essenza della propria terra con quel poco che offre perché se desse molto di più la gente non farebbe le valigie per andare in altri posti per vivere meglio. Quando si ha il cuore in pace, si è raggiunto un certo equilibrio, si apprezza la genuinità di ciò che passa il convento, e non per mancata ambizione, ma per una consolidata tranquillità, specie emotiva. Da qui derivano anche quelle storie autentiche, vere, lontane dai clamori della ricchezza facile, dai soldi guadagnati senza troppi sforzi, dal luna park delle promesse che illudono e mantengono le tasche vuote. Ritrovare la semplicità della vita, oppure non averla mai persa, è una delle formule più preziose nella trama dei giorni. I passi saranno saldi, assomigliano a ciò che si ha in animo in una raggiunta conquista di sé.

In Antigone in Polesine Sette storie in prosa e in poesia di Roberto Alessandrini e Roberto Piumini ti addentri in dei racconti che toccano diverse sfere della vita: dall’amore, alla guerra, alla follia, a fatti misteriosi. Le storie si alternano nella dualità di linguaggio: prosa e poesia. La narrativa sfocia nella lirica non come appoggio, ma come prolungamento di pensiero. Lo stile di scrittura nelle due dimensioni è ben definito, accurato, certificato non solo dalle regole linguistiche, ma soprattutto dalla capacità di una certa autorevolezza costruttiva di tono e ritmo narrativo e poetico. 

Lucia Accoto

Lucia Accoto. Critico letterario per Mille e un libro Scrittori in Tv di e con Gigi Marzullo Rai Cultura. Recensore professionista.