“Plinio il Vecchio Il mistero del cranio ritrovato” di Carlo Avvisati | RECENSIONE
Alcune storie si conoscono grazie ad una straordinaria ricerca. Trovare documenti, testimonianze, è un lavoro impegnativo e certosino. Fare riscontri incrociati, tra quello che già si ha a disposizione e le fonti di ultimo pelo, è d’obbligo. Le carte, i reperti archeologici, si studiano. Occorre tempo per arrivare a risultati concreti. Ogni singolo pezzo cercato è importante, se significativo. Da solo potrebbe dire tanto, poco o nulla. Unito ad altri ritrovamenti potrebbe cambiare, e anche di molto, il quadro che si ha di un dato studio. La ricerca archeologica, poi, richiama l’amore per le cose antiche, per il fascino delle storie che ne vengono fuori. Le scoperte che si fanno con gli scavi hanno una fibrillazione unica. Portare alla luce qualcosa di rilevante mette in circolo la gioia della rarità. Dietro ad un antico rinvenimento c’è quasi sempre un mistero. L’enigma sprigiona la fantasia, le congetture, le ipotesi. Ne nascono dibattiti che si fanno anche serrati e la verità, a volte, galleggia in alto mare. La lettura delle scoperte, in archeologia, non è semplice. E’ fatta di tante cose messe insieme che dovrebbero incastrarsi per ottenere una narrazione chiara.
In Plinio il Vecchio Il mistero del cranio ritrovato di Carlo Avvisati l’autore affronta, sin dal corredo letterario, ai fenomeni paranormali, il rinvenimento del teschio di Plinio il Vecchio. E’ una storia travagliata anche sulla base delle ricerche e del tempo speso per arrivare alla sua scoperta. Interessante la campagna di scavo e ciò che ne è venuto fuori.
Il libro è coinvolgente. La narrazione, per via delle competenze professionali come studioso di archeologia dello scrittore, scorre con piacere. La penna di Avvisati incuriosisce e affascina.

