“Il volo di Aracne” di Pierandrea Fanigliulo | RECENSIONE
Il senso di appartenenza non è un vacuo sentimentalismo. Non si tratta di tenerezza, di nostalgia, di debolezza, verso qualcosa. Si fruga il passato per riacciuffare quello che si è stati. Si parte dal prima giungendo, così, ad un dopo. Difficilmente accade il contrario. No si può essere sornioni nella ricostruzione di una storia che riguarda la propria terra, le proprie origini. Così come si coltiva il ricordo si coltiva anche il senso di appartenenza che si mescola ad altri sentimenti per nulla superficiali. Scatta anche l’orgoglio che è intrepido quando si tratta di ciò che interessa la propria persona. E’ difficile rimuovere la memoria, ci si può sforzare ma serve a poco se non si vuole finire nella disperazione. Volare verso nuovi cieli non elimina il ceppo di appartenenza. Rimane sempre, anche se a volte lo si rifiuta quasi a rinnegare la terra natìa, il dolore delle madri e il calore che c’era. L’ordine naturale delle cose si può capovolgere, può succedere, ma portare sottosopra i sentimenti è un rischio basato sugli equilibri.
In Il volo di Aracne Un salento tra magia e desideri di Pierandrea Fanigliulo conosci la storia di una rondine che, insieme ai suoi amici, vola sui cieli del Salento alla ricerca dei suoi genitori. Vola e osserva il territorio, il suo, che gli appartiene come l’aria perché è nel Salento che Aracne ha visto la luce. La rondine ha le sue ambizioni, i suoi sogni, e cattura la bellezza che riscopre in un ambiente che si mostra ogni volta come se fosse la prima.
Il romanzo ha il suo fascino. Si presenta come una favola rivolta a tutti. Il messaggio è chiaro: rispettare l’amicizia, le tradizione, le origini. Da esse si parte e si spicca, poi, il volo verso nuove conquiste, cadute, bellezze. La scrittura è semplice, ma efficace.

