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“Ti ho visto piangere” di Immanuel Mifsud | RECENSIONE

I rapporti familiari non sempre sono agiati. Possono esser tesi e conflittuali. Succede, prima o poi. Gli equilibri, a volte, saltano e ricomporli potrebbe esser un colpo da maestro. Ci si aiuta con la pazienza, con la volontà di rimettere a posto le cose. I sentimenti, però, sono come le tasche strappate. Ricucirli è un atto d’amore, di quiete. I punti sfibrati e in evidenza saranno le cicatrici dei contrasti che si allargano con il tempo ed i silenzi. Si tace per tanti motivi. Per paura, uno per tutti. I legami di famiglia sono quelli più complicati da gestire e da appianare soprattutto quello tra padre e figlio. Si crea una distanza, in un certo momento, che se non la si argina diventa sempre più profonda. La forza di un padre non può essere quella di un figlio, non potrebbe appartenergli nella stessa misura. Le fragilità, invece, riguardano sia l’uno che l’altro. Eppure, trovare un punto d’unione che porti al senso di accettazione è difficile perché le cose belle si respirano insieme mentre quelle scomode e brutte in solitudine nel pianto della propria sconfitta.

In Ti ho visto piangere di Immanuel Mifsud vivi la memoria e l’identità dei legami familiari su l’essere uomini anche sopportando il carico del retaggio culturale. La forza dei padri può essere un peso per i figli, soprattutto per i figli maschi. Ma amore e timore reverenziale fanno parte dei sentimenti che si alternano nei rapporti di sangue. Le relazioni di famiglia, al di là dei conflitti, delle divergenze di vedute, nutrono un amore che va solo messo in luce.

Il libro è intimo. La narrazione offre uno spaccato di vita nei rapporti più delicati da vivere. La scrittura è poetica, struggente.   

Lucia Accoto

Lucia Accoto. Critico letterario per Mille e un libro Scrittori in Tv di e con Gigi Marzullo Rai Cultura. Recensore professionista.