“Devi andare, Nì” di Antonella Carta | RECENSIONE
Capisci subito quando sei figlio della sopravvivenza. Te la cavi, affronti tutto specie quello che non ti spettava. Crolli, però, dinanzi all’amore. Orfano delle braccia di una madre che ti ha lasciato andare dopo il primo vagito, arranchi cercando casa. Almeno quella dove staziona l’affetto. Del padre tuo, poi, manco a parlarne. Tabula rasa su ogni fronte come per tua madre Allora, ti accartocci su te stesso. Sei uovo, guscio. Abbandonato al destino, alla vita. Quando ci pensi, ti fai piccolo piccolo. Frustrato dal tormento, senti di dover andare incontro alla verità. Il tuo volto non si fa pietra dinanzi ad altri nomi che ti accolgono, che diventano famiglia. La ami, è l’unica che hai. Non l’hai scelta, ma ti è venuta in soccorso. La rispetti anche nelle decisioni che ti appaiono sbagliate, che ti deludono. La tempra, il carattere, si formano e si rafforzano pure in questo modo. Le batoste, a volte, non sono bastonate. Eppure, non ti senti mai intero, parte di qualcosa di tuo, della tua storia. Ti manca il respiro su ciò che sarebbe potuto essere e che non è stato. Ti educhi da solo alla gioia e alle delusioni. Ti difendi dalla bellezza non avendola mai sfiorata. La dignità ti ha fatto uomo. L’amore che nutri verso tua madre dice quello che sei riuscito a costruire anche senza il suo sguardo.
In Devi andare, Nì di Antonella Carta conosci una storia fatta di ferite che diventano una questione di sopravvivenza. Nino Del Santo non ha nome prima di entrare, in fasce e in uno scatolo, in convento attraverso la ruota. Suor Consuelo lo chiama Nino Del Santo. Lui è figlio della vergogna. Ancora poppante viene accolto da una famiglia rude e numerosa. Ancora bambino scopre la verità e inizia a cercare il proprio posto nel mondo. L’incontro con Dela gli fa credere che tutto sia possibile. La vita che costruiscono insieme rischia però di frantumarsi quando il passato gli chiede conto e presenza. Torna indietro, Nino. Vuole sapere di sua madre che l’ha partorito, vuole sapere chi è. L’amore quando conta veramente qualcosa, come la verità, va cercato.
Il romanzo è arte. Arte letteraria nella prosa così raffinata, ricercata, impattante ed emotiva. Ti squagli tra le pagine dinanzi alla bellezza stilistica della scrittrice che ti consegna una storia che è tumulto, silenzio, amore, sofferenza. Sarai onda, lettore, in mare aperto alla scoperta di qualcosa che non dimenticherai.

