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“I disarmati” di Claudio Segat | RECENSIONE

Cambiare posti è un po’ come vivere più esistenze. Si resta e si sta altrove, si cercano altri luoghi per sentirsi parte di essi. Te ne accorgi subito quando un posto fa al caso tuo. Non ti poni domande. Senti e vivi. Poi, però arriva l’alba della consapevolezza di dover andare ancora dove non hai mai messo piede. Infine desideri il silenzio. Quel silenzio che ha una lingua tutta sua, misteriosa ed affascinante. Dentro puoi metterci quello che vuoi, sicuro di trovare la veglia dei pensieri che prenderanno forma, prima o poi. Così, il silenzio sembra una zattera sulla quale lasciarsi trasportare lungo l’impensabile. Il mare calmo o le onde grosse sono la facciata dell’anima. E l’oltre, che andavi cercando, ti consegna risposte preziose che arrivano gettando luce nel buio. Allora credi di essere a casa. Un’altra casa uguale a quella dove hai vissuto, dove sei stato veramente bene, pronto a scoprire il racconto che quel preciso luogo ti narra per quello che vedi, ascolti, avverti e sogni. 

In I disarmati di Claudio Segat sei in un piccolo borgo nelle Valli del Natisone, al confine con la Slovenia. Alcuni uomini, un ex ambasciatore, un ex clown, un coltivatore di mele, un bidello di scuola media, con le loro storie cambiano la visione della vita. Le donne sono lontane, sono presenti nell’assenza, nel desiderio, nella nostalgia. Ognuno chiuso nel suo microcosmo è in relazione con l’Altrove, in quei posti che hanno avuto un significato particolare per ciò che hanno offerto.

Il libro ha un ritmo lento. La narrazione procede per storie che sono il frutto di ricordi, gesti, decisioni. La scrittura è lineare, pulita. 

Lucia Accoto

Lucia Accoto. Critico letterario per Mille e un libro Scrittori in Tv di e con Gigi Marzullo Rai Cultura. Recensore professionista.