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“La dittatura dell’inverno” di Valeria Ancione | RECENSIONE

Dinanzi a certe emozioni prevale l’istinto. Lasci andare qualsiasi cosa, principalmente paure, dubbi ed incertezza. Sono inquietudini che metti da parte quando stai bene nell’aurea dell’amore. Non ti importa nulla di ciò che sguscia fuori dalle convenzioni sociali nell’intimità di una vita sbilanciata tra l’ordinario e lo straordinario. L’equilibrio tra le due parti chiede urgenza, attenzione e spazio. Ristrutturi i sentimenti con una libertà e una maturità diverse. Sei più consapevole delle scelte che seguono l’impulso della leggerezza. Sciogli i nodi dell’indecisione costruendo una storia gestita sui propri desideri. Le volute di fumo che si sollevano di fronte a certe questioni invitano alla chiarezza. Certo, tu sai quello che vuoi. Questo, però, potrebbe non bastare. Si alitano, per accompagnare notizie sparigliate da bocche che sparlano per passare il tempo, pettegolezzi, maldicenza, che offuscano l’essenza della verità. Non tutti la capirebbero affogati dal retaggio culturale, dall’ottusa convinzione che le cose vadano solo in un verso. Allora, senti addosso l’inverno anche quando bruci d’amore.

In La dittatura dell’inverno di Valeria Ancione conosci una storia di intimi segreti. Nina e Michele sono sposati, hanno cinque figli. Lei ha aperto una piccola catena di librerie, è sempre impegnata, sempre di corsa. Lei ha freddo. È inverno. Per fermare il ricordo del sole, della libertà, va in piscina a nuotare e lì conosce Eva, una giovane che ha occhi affamati di felicità. Eva è coraggiosa, originale, dolce, comprensiva. Tra loro esplode un sentimento potente come un’onda che rompe ogni argine. E mentre l’inverno impone certi turbamenti, Nina deve capire cosa vuole davvero.

Il libro è una fucina di emozioni, di patimenti. La narrazione scorre in modo semplice e la scrittura si rivela sensibile. 

Lucia Accoto

Lucia Accoto. Critico letterario per Mille e un libro Scrittori in Tv di e con Gigi Marzullo Rai Cultura. Recensore professionista.