“Jasmine vuole tutto” di Camilla Baresani | RECENSIONE
Il fallimento non lo avverti subito. All’inizio, non lo riconosci nemmeno. Si confonde anche tra l’ostinazione di non lasciarsi sopraffare dal senso di sconfitta. L’infelicità, il riscatto, il sogno, sono strade con soste che necessitano energie, determinazione, audacia. Saziare i propri desideri, nella formula della corrente che ti trascina dove ti porta il cuore, appare quasi come l’intuizione che mette una pezza sui danni patiti da una vita stramba, di miseria, di pregiudizi e di discriminazione. Quando ti distrai dalle cose autentiche, genuine, semplici, nella corsa verso l’ambizione più grande, ti allontani anche dalla verità. Questa viene meno e non te ne accorgi, presa dalla fantasia che diventa palpabile, trasparente, reale. Se poi ha un nome e un volto e pure un conto in banca più che sostanzioso, non ti lagni per qualche mancanza. Sei radiosa e felice. Almeno, è quello che pensi distratta dallo sbrilluccichio del lusso. Poi, la verità viene a galla. Non puoi sottrarti ad essa e monta il disgusto per ciò che sei e per quello che sei diventata per aver confuso l’amore con il possesso. I segnali della manipolazione, del comando, dei soprusi incartati sotto forma di gentilezza, sono chiari soprattutto quando si evita di vedere ciò che si dovrebbe, all’istante. Allora, ricomponi ogni cosa: parole, fatti, comportamenti e tiri le somme di un degrado sentimentale che ti ha portata a “Non nominare il nome di Dio invano”.
In Jasmine vuole tutto di Camilla Baresani, edito da Rizzoli, conosci una storia di possesso. Jasmine ha vent’anni, è bellissima e fa l’estetista. Vive in un quartiere povero sotto le ferree regole di una madre opprimente e sogna una vita lussuosa. Un giorno, il suo datore di lavoro, la manda a casa di una ricca cliente che non può muoversi: è incinta e la gravidanza non procede molto bene. La ragazza in casa della signora Lenzi scopre che il lusso è in ogni cosa, anche nell’aria che respira. Jasmine vuole cambiare vita, vuole riscattarsi. L’occasione le viene offerta da Sergio Lenzi, il marito della sua cliente. L’uomo la seduce, lei lascia fare. I due diventano amanti. Per il signor Lenzi, Jasmine è acerba in tutto, tranne nella bellezza. Il suo passato puzza di povertà e vuole trasformarla in una donna alla sua altezza, raffinata e colta, pronta ai suoi ordini e desideri. Per Jasmine c’è sempre lo zuccherino pronto per farle passare l’umiliazione: regali costosi, un appartamento. Ma tutto ha un prezzo e l’isolamento è uno dei conti che deve pagare. Lei non può nemmeno raccontare alla madre chi è l’uomo di cui si è innamorata e nemmeno nominarlo invano, altrimenti si scoprono gli altarini del tradimento e addio bella vita. Per entrambi. Jasmine deve decidere e farlo con giudizio.
Il libro mette in luce un rapporto tossico dettato dal favoleggiamento della ricchezza facile e dal possesso che trasforma ogni desiderio in comando. La narrazione è avvincente e affonda nelle pieghe della riflessione intima, psicologica e matura.

