“Il cielo è nero la terra blu” di Rossella Sorbara | RECENSIONE
Non è semplice capirsi nei legami forti. Quelli di sangue, poi, hanno un linguaggio sottile, muto, che non lascia spazio alle supposizioni. Tutto è chiaro, specie nel silenzio. E quando si allarga, sconfinando nelle distanze, costruisci un mondo parallelo alla realtà. Una zona tutta tua in cui l’unica regola sei tu: ciò che vuoi per non perderti. Hai bisogno di ossigeno, di aria pulita che rimetta tutto in ordine, per quello che è possibile. La vita spaventa senza il sostegno di una madre, di un padre. Hai paura di ciò che essa potrebbe presentarti. Sei privo di difese, quelle che servono soprattutto in ogni fase di crescita. Ogni tappa presenta una sua criticità, ma quando in quella formativa viene meno una figura genitoriale le cose potrebbero complicarsi, e di molto. Vivi in modo spezzato, come se fossi un soggetto a parte all’interno di un nucleo sfilacciato. Ti manca più di qualcosa e ti proteggi come puoi, con i mezzi che hai: anche con una silente ribellione. Ti senti diversa e ti comporti diversamente dagli altri. Non segui gli schemi, ma te stessa e quella parte che si è allontanata pur essendo famiglia.
In Il cielo è nero la terra blu di Rossella Sorbara, per Neo Edizioni, affondi nella storia di Nico. La ragazza quando piange lo fa in bagno, lì non la vede nessuno. È lì che si chiude per allontanarsi dal disordine, dalle grida. Nel cesso sta in pace, piange e legge libri. Nessuno la disturba. E se c’è una cosa che fa piangere Nico è “quella lì”, la donna con cui vive e che dice di essere sua madre. Ma qualcosa non torna, perché quella lì prima le voleva bene e dopo ha iniziato a trattarla male. Quando in paese arriva il circo, con loro c’è una donna. Nico non ha dubbi, è lei la sua vera madre. l’hanno rapita e sostituita e vuole scappare con lei, conoscere la verità. Quella sui suoi tredici anni, sui suoi amici, sul posto in cui vive.
Il romanzo è intimo. La storia è originale. La scrittura ha il guizzo dell’insolito, del particolare. La narrazione poggia sull’autentico tormento emotivo che sollecita domande, via di fuga e certezze da conquistare.

