“Le radici del mirto” di M.G. Marion Corradi | RECENSIONE
Cerchi sempre qualcosa che non hai. La vorresti come inizio di un percorso importante, di svolta. La vita ci mette il suo, il destino crea intoppi e intrecci, intanto prepari il terreno per un futuro da costruire al meglio. Non se accade, ma ci provi. La volontà di cambiare, ce l’hai. A volte, non hai nemmeno scelta. Valuti le conseguenze, ne accetti i rischi, corri un pericolo più grande della speranza che nutri e ti butti a capo fitto per realizzare quello che vuoi. È un atto di fede, il tuo. Una promessa nella preghiera di vivere meglio e bene, secondo desideri e volontà. Ti fidi di te stesso, ma sei costretto anche a piegarti a quelle astruse circostanze che scombinano l’ordine delle cose creando deviazioni e disordini anche emotivi che potrebbero rallentare o bloccare il corso del riscatto.
In Le radici del mirto di M.G. Marion Corradi, per Massimo Soncini Editore, conosci una storia di illusioni, speranze, coraggio e cambiamenti. Jean, intellettuale antifascista, vive le limitazioni imposte dal Regime e vi si oppone subendone le conseguenze. Ernesta, Ale e Mari, moglie e figlie, lo seguono nei posti dove si trasferisce inconsapevoli del dramma che sta vivendo. La sua casa, la Casa del Mirto, che con la sua famiglia è costretto ad abbandonare diventa il crocevia di storie di donne che non appartengono a loro. Gli uomini al loro fianco appaiono chi mediocri e chi di alte qualità umane.
Il romanzo è intenso. La narrazione è costruita molto bene. Stati d’animo e personalità emergono con chiarezza nella loro misura stilistica e di realtà che appaiono come la resistenza di bellezza e fascino.

