“Al di là della carne” di Elisabetta de Dominis | RECENSIONE
L’equilibrio tra amore e passione dura fino ad un certo punto. Carne e ardore convivono nella giusta proporzione senza giunture che potrebbero alterare oppure sfibrare l’armonia. L’amore si nutre del desiderio, della voglia di essere una cosa sola, un unico fiato nell’intreccio di una complicità da conservare e da proteggere. Nessuno ha vere competenze in materia. Vantarsi di essere i più bravi e sminuendosi nei più mediocri rispetto ad altri è un merito e un demerito che richiederebbe una valutazione impossibile da farsi perché non ci sono regole fisse e ognuno vive e sente come può. Sorvolando sul punto, l’amore può ritagliarsi un pezzo sempre più ampio di ossessione, possessione, dipendenza, necessità. Da una parte e dall’altra, i racconti saranno individuali nell’egoistica visione dell’abbraccio comune. Carne e ardore, sentimento e passione. Poi, mea culpa, estensione di un desiderio che acceca nello struggente affresco di voci e destini.
In Al di là della carne di Elisabetta de Dominis, per Nino Aragno Editore, conosciamo la parte più intima di Merlino e Viviana. Lui, il mago, non ha bisogno di presentazioni. Lei è la dama del Lago, sua allieva. Nulla però sappiamo del loro amore e dei numerosi ostacoli che hanno costellato il loro percorso. Merlino si abbandona alla lussuria e Viviana, con la sua scaltrezza, lo tiene sulle spine. Il segreto della passione che avvampa entrambi sta nella magia.
Il libro scompone le figure dei due protagonisti. Le analizza, le osserva, le racconta. La narrazione, attraverso l’erotismo, restituisce spessore alla psicologia e alla forma dei simboli.

