“À bientôt” di Monsieur Matteo Sorbellini | RECENSIONE
La visione delle cose sta nella percezione che si ha di esse. Per alcuni è niente, per altri è tutto. L’esistenza di ognuno passa dalla contaminazione di ciò che ha vissuto, sentito addosso come l’effervescenza della magia, delle emozioni. Bisogna essere consapevoli della propria personalità, quando c’è, qualità che non appartiene a tutti. Ma tutti ne riconoscono il fascino. Per averlo, per presentarlo, per trasformarlo in brand, occorre tanto lavoro su ogni segmento personale e professionale. Non basta essere un tipo, un personaggio, un uomo di carattere, è necessario saper dire qualcosa che arrivi alla gente in modo chiaro e unico. E oggi si sbraita molto, si parla poco e si concretizza ancora meno. C’è però chi ha sempre avuto l’arte in mano ed a portata di mano studiandola per reiventarla ancora e ancora di più. L’arte è sempre in movimento, spazia e ritorna davanti agli occhi dei talentuosi per farsi spirito di bellezza. La moda ne è un aspetto. L’artista della moda, o lo stilista qualsivoglia chiamare, lo sa bene perché ha lavorato su sé stesso. Questo gli ha poi permesso di cogliere e riconoscere tutte quelle sfumature che la strada, soprattutto, gli ha consegnato spontaneamente. Così arrivano le idee e l’essere visionario. Il talento, la capacità di riuscire in qualcosa di importante, è il modo per costruirsi un futuro libero.
In À bientôt libero di essere di Monsieur Matteo Sorbellini, edito da Pendragon, conosci il racconto di una vita costruita attorno alla bellezza, alla moda e alla vertigine dell’eccesso. Dall’infanzia nella provincia piemontese tra stoffe, forbici e l’eleganza naturale di una madre sarta, nasce lo sguardo di un ragazzo destinato a cercare altrove la propria forma. Milano, Londra, Riccione: ogni città diventa una scena, ogni incontro una rivelazione, ogni abito una trasformazione. Il punk londinese, Vivienne Westwood, Jean Paul Gaultier, le vetrine di via della Spiga, le notti del Cocoricò, il fascino oscuro degli anni Ottanta e Novanta. Matteo Sorbellini attraversa un mondo fatto di lusso, musica, corpi, provocazione e desiderio. Diventa voce, immagine, simbolo: Monsieur, figura imprendibile, capace di riconoscere e creare il linguaggio della moda facendo moda stessa. Sorbellini ha dovuto fare anche i conti con delle ferite che gli hanno segnato la vita, ha attraversato il dolore riscoprendo sé stesso.
Il libro è interessante. Racconta la moda nella sua essenza, la presenta nella sua teatralità e forma più intima, delicata, sfacciata e stravagante. La narrazione è un memoir. La scrittura è intima, evocativa, appare come seta e broccato. Nei filamenti dei capitoli si intravedono punti talmente invisibili che le cuciture del racconto non cedono per quello che riesce a trasmettere.

