“Concerto in nero” di Giorgio Podestà | RECENSIONE
Il buio puoi combatterlo restando viva nell’anima, facendo quello che ti sta più a cuore. Detta così sembra facile. Non lo è per niente. Lo sanno bene le donne a cui è stato tolto tutto, tranne il nome, e in molti casi anche quello perché chiuse in convento, da monache, cambiano abito e appartenenza. Ma la fragilità, che i maschi pensano che le donne abbiano per difetto, le resuscita per non venir meno ai loro desideri, per non tradirli. Certo, il prezzo sarà altissimo. Almeno hanno l’anima in pace tra la tempesta che le vede vittime di qualcosa di più grande di loro. Dinanzi al potere dei padri, mariti, fratelli, che usano le donne di casa come merce per alleanze, per estendere la loro ambizione su altre terre da governare e da mantenere per un valore che li innalza di fronte a tutti, possono poco e niente. Almeno, in apparenza. Nel chiuso della loro anima, tra la tranquillità che viene concessa alle donne, pur tribolate da problemi e pensieri gravi, riescono a mantenere fede alla loro passione: curare il talento per l’arte, per la musica, la letteratura.
In Concerto in nero Dieci voci di donne dal Rinascimento di Giorgio Podestà, Graphe.it Edizioni, conosci dieci sanguinose ingiustizie che la Storia ha cercato di dimenticare. La musica è il loro accesso alla vita, quella che viene loro negata nella libertà di viverla come tutti. L’autore si rifà alla sfida rinascimentale del Canto delle dame, un ensemble “segreto” di musiciste voluto dal duca di Ferrara e poi preso a modello anche in altre corti e città. Qualcosa che non sarebbe dovuto esistere per i pregiudizi del tempo, eppure ebbe vita.
Il libro è chiaro nella narrazione e nello scopo. “Le donne valgono quanto gli uomini, anche nella musica. Ma a lungo hanno potuto dirselo solo tra di loro”. Interessante conoscere ciò che hanno vissuto le dieci donne del Rinascimento e la loro tenacia nel non abbandonare un sogno, un progetto, che le vedeva protagoniste, pur in solitudine.

