“La fabbricante di isole” di Antonella Cilento | RECENSIONE
Il Sud è un insieme di tante cose che vanno separate al momento giusto. Ognuna ha una sua forza e racconta qualcosa che si amalgama bene alle altre. La trasparenza del Sud sta nella storia che i luoghi ci consegnano in tracce narrative: tradizione, cultura, enogastronomia, paesaggio. Questi alcuni segmenti che si allargano nella sospensione del pensiero e del ricordo. Il Sud è blu e caldo. È anche sorpresa di scoprire quello che resta nell’ombra, che si svela nell’identità territoriale, che non cade nell’oblio della dimenticanza. Il Sud è scrittura viva che si legge ovunque, per terra e per mare. L’arrampicata e l’approdo della trama lascia lo stupore della meraviglia, dell’accoglienza, della lentezza e vivacità di posti in cui si vive e sopravvive. Il Sud è un condensato di cultura, di preziosi spunti intellettuali e creativi, di battaglie combattute e da combattere nel vento delle tempeste.
In La fabbricante di isole Viaggio dentro l’immaginazione del Sud di Antonella Cilento, per Bottega Errante Edizioni, entri in un Sud che non è solo geografia, ma visione. Tutto è isola al Sud, anche le montagne, che al mare non si affacciano mai: un arcipelago composto di teatro e rovine, lingue, strade e persone. Ecco l’Italia Piccola, collage di paesi e chiese, sacra e remota, assediata dalla globalizzazione. Una cucitura di memorie, alfabeti e panorami. Terra abbandonata e di approdo.
Il libro è meraviglioso. Ci sono vita, profumi, colori, voci, anfratti, preghiere e resistenza. È un incanto leggere ogni singola parola. I capitoli sono la restituzione della bellezza che non nasconde la verità, anche quella più scomoda.

