Quartiere Libertà di Giorgio Vasta | RECENSIONE
Nel nulla ci deve essere qualcosa, per forza. Il buio non è solo buio. Avrà anche una invisibile particella di sfumatura che si lascia sfuggire addirittura occhi più attenti, ma quel frammento dirà di sicuro cose interessanti. Non dico che debba soverchiare la verità, se esiste, ma quanto meno mettere in luce il dubbio. Questo porta a vedere le situazioni, in apparenza chiare, in modo diverso, più profondo, analitico. Non fa niente che tutto sia oscuro. La fertilità delle idee sta nel rimestare ciò che sembra scontato, ignoto. Ecco allora l’importanza di pensare con la propria testa sviluppando anche la fiducia per quello che non si conosce e che potrebbe rivelarsi diverso o uguale a come si presenta. E questo non si chiama immaginazione, nossignore. È senso critico che, adottato su più livelli, sbroglia l’incertezza che fa fare il salto verso la comprensione di ciò che ci sfugge.
In Quartiere libertà di Giorgio Vasta sei a Palermo. L’autore di notte è fermo ad un incrocio, non lontano da dove viveva da ragazzino, e rievoca i suoi incontri metaletterari con Sciascia e Pasolini. Poi, la notte diventa magica ed i due grandi intellettuali si materializzano. Parlano di Palermo, di mafia, del non avere paura, in un dialogo surreale che trascende la verità tangibile.
Il libro, che si presenta nella forma di un racconto breve, è veloce nella scrittura perché il testo finisce in fretta, ma resta a lungo nella mente del lettore che analizza alcuni passaggi attraverso un ragionamento accorto.

