“DEAD POETS CLUB”: un progetto artistico tra sperimentazione e Intelligenza Artificiale
Abbiamo fatto una bella chiacchierata con il trio Fulvio Muzio, Roberto Turatti e Giovanni Faver parlando dell’uso dell’IA nella musica
Di solito quando tutti noi ci troviamo di fronte a drastici passaggi tecnologici siamo istintivamente spaventati e da un pò di tempo l’intelligenza artificiale è entrata anche nel mondo della musica. E se l’arrivo dell’AI può mettere in discussione l’idea, la fantasia e l’estro è un argomento di interesse generale. In questa tematica abbiamo voluto intervistare il trio della produzione musicale “DEAD POETS CLUB” (7srl / Universal) che ha sviluppato recentemente il primo brano intitolato “THE FLY”, disponibile in digitale al questo link. Il loro progetto musicale nasce come parte sperimentale in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca – Dipartimento di Informatica, Sistemistica e Comunicazione e lo spin-off Whattadata. Nel brano la poetica di William Blake rivive grazie a un’idea di Fulvio Muzio, Roberto Turatti e Giovanni Faver in una chiave nuova grazie all’innovazione tecnologica e all’esperienza del compositore e musicista dei Decibel Muzio, del DJ e storico produttore Turatti e pioniere nell’uso dell’intelligenza artificiale applicata alla musica Favero. Potremmo dire in una rapida battuta come l’AI possa sbloccare un potenziale incredibile per l’artista spingendo i confini del mondo della creatività umana in modo di supervisore rimanendo come fulcro compositivo sempre e solo quello della creatività dei musicisti e dei compositori.

Benvenuti su M social magazine, in questo importante progetto musicale che ha affacciato gli orizzonti nei dintorni tecnologici dell’AI con un vostro nuovo brano “The Fly”. Come il cuore del processo artistico sottolinea il ruolo fondamentale del linguaggio umano capace di orientare gli algoritmi di AI?
Fulvio Muzio: “Certo la cautela è sempre opportuna quando si approccia con le nuove tecnologie e presto ci siamo resi conto che l’intelligenza artificiale generativa applicata alla musica può essere usata in svariati modi. In un contesto professionale si può utilizzarla proprio come un partner per compiere riarrangiamenti di ottima qualità sempre su brani musicali composti.“
Roberto Turatti: “Oramai è più di un anno che studio l’intelligenza artificiale applicata alla musica e ai video confermando che l’essere umano è indispensabile nel progetto creativo perchè è lui il pilota dell’intelligenza artificiale per creare qualcosa di creativo e originale.”
Giovanni Favero: “L’utilizzo dell’intelligenza artificiale autonomamente e distribuire in piattaforma direttamente dei brani è lontana dalla nostra visione. Per noi si parte dal lavoro del musicista e dal testo poetico di un poeta del passato fondendo i due elementi.”
Avete avuto lo spavento che l’arrivo dell’intelligenza artificiale che potesse mettere in discussione il concetto stesso dell’idea e dell’estro?
Fulvio Muzio: “L’AI serve per velocizzare lavori musicali limitando le spese economiche.”
Giovanni Favero: “L’intelligenza artificiale è solo un importante soggetto in fase di riarrangiamento e rifinitura del brano guidato dall’essere umano che produce l’opera.”
Cosa ne pensate di sistemi di AI così diffusi ad ampio spettro che sarebbero anche in grado di distribuire la musica così creata direttamente nelle piattaforme di streaming?
Fulvio Muzio: “Sarebbe utile creare uno spartiacque tra l’uso professionale e quello d’intrattenimento personale dell’intelligenza artificiale senza che il contributo umano sia assente. Una responsabilità che dovrebbero assumersi le istituzioni che tutelino il diritto d’autore.”
Roberto Turatti: “Se si lascia fare tutto all’intelligenza artificiale è poi tutto scontato”.
