“La ribelle di Marineda” di Emilia Pardo Bazàn | RECENSIONE
La durezza dei giorni tutti uguali, per fatica e sacrificio, lascia segni visibili e invisibili. Se hai animo per te stesso, non ci stai a quella vita. Le cose non cambiano da sole, né dall’oggi al domani, cosa che potrebbe anche succedere perché la vita non fa sconti a nessuno. È necessaria una consapevolezza di come gira il mondo. Serve una coscienza sociale che faccia da apripista a quei moti di rivoluzione affinché le condizioni di vita misera diventino, nei diritti, dignitose per chiunque. Si parte sempre dal basso per migliorare ciò che non va bene specie per chi arranca quando la disparità socio-economico è troppo profonda. Allora, se rifiuti la rassegnazione, ti rimbocchi le maniche e dai un contributo vero al cambiamento, non solo per te stesso ma per tutti. Devi sentire la rabbia, il tormento e volere la speranza come se fosse l’urlo di liberazione. Devi diventare una lavagna nera sulla quale scrivere una storia nuova. Con la pena, che manifestano gli altri per te, non mangi e non campi.
In La ribelle di Marineda di Emilia Pardo Bazàn conosci le disuguaglianze sociali e il coraggio delle donne nell’ambiente industriale della Spagna del XIX secolo. La tumultuosa rivoluzione del 1868 porta Ampara, la protagonista, a sentire la passione del cambiamento per le donne operaie che lottano per la propria dignità e libertà. Ampara, lavorava nel negozio di famiglia, decide di andare essere impiegata in una fabbrica di tabacco. Lì abbraccia con fervore l’ideale repubblicano e diventa portavoce e leader di lotta per la giustizia sociale. Il suo destino si intreccia con quello del giovane Baltasar, proveniente da una famiglia agiata di Marineda, di cui se ne innamora. Quando Ampara rimane incinta, Baltasar la abbandona a causa della differenza sociale.
Il romanzo è vivido in ogni sua parte ed aspetto. La storia, basata sulla lotta di classe, conduce il lettore ad una riflessione profonda sulle ingiustizie e sulla necessità di una uguaglianza sociale. La scrittura è limpida.

