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Certe notti a Roma divengono magiche: la serata “vintage” di Ligabue | RECENSIONE

Chiamatela nostalgia, o se siete più romantici magia: Ligabue ci ha trascinato venerdì sera allo Stadio Olimpico in un primo sprazzo amarcord del nuovo tour negli stadi dedicato a “Certe notti”, facendoci vivere in una capsula del tempo superlativa. Se non ci fossero stati infatti gli effetti tecnologici sui mastodontici led retropalco e i flash degli smartphone sparsi nell’Olimpico, non ci saremmo accorti di essere nel 2026, grazie al dono concesso dalla musica di restare, in casi come questo, ferma alle sue meravigliose origini.

In questo caso parliamo di un intervallo di ben 30 anni, in onore di quel brano tratto da “Buon compleanno, Elvis!” che divenne inaspettatamente leggenda e marchio indelebile per diverse generazioni. Le stesse – oltre le 54.000 stando ai numeri degli organizzatori – che lo hanno accolto di nuovo nella Capitale dopo ore di calura estiva, pronte a donare al Liga l’atto più spontaneo: la riconoscenza. E lui, da vero rocker senza tempo, li ha gasati altrettanto, assieme a quei compagni di viaggio storici che lo hanno aiutato a essere immortale.

Insieme alle chitarre di Fede Poggipollini, Max Cottafavi, Mel Previte e Niccolò Bossini, alle tastiere di Luciano Luis, al basso di Davide Pezzin e alla batteria del figlio Lenny, il Liga ha portato in scena la sua idea di “cantautorato con il suono di una band”, concedendo lanci e assoli tra i 26 brani in scaletta – raccolti in vari blocchi – ma anche schitarrate corali che hanno reso l’evento di grande impatto strumentale e dai chiari connotati “rock”. Un genere bramato in quella “domenica pomeriggio”, come egli stesso ha ricordato alle migliaia di persone presenti, quando gettò le basi per quella canzone intitolata “Sogni di R&R” che ne rappresenta il suo manifesto musicale.

COSA HA VOLUTO RACCONTARE LIGABUE NELLA “NOTTE DI CERTE NOTTI”

Manifesti ma anche tante pagine di storia musicale incancellabili per Ligabue, desideroso di lavorare con una scaletta inedita – salvo la data zero a Bibione – fatta da blocchi ben distinti dalla copertina dell’album di riferimento. Uno schema visivo ben preciso, che diviene musicalmente senza regole quando il suono prende forza e infuoca lo Stadio Olimpico, portando con sé temi scottanti e rivoluzionari che rimbombano forti ancora in una società diversa da prima.

Sono la gioia evasiva di “Balliamo sul mondo”, dopo le immagini riprodotte di caos geopolitico che ci stanno terrorizzando, l’inno pacifista de “Il mio nome è mai più”, con una mappa di tutte le guerre che ci minacciano come avviene da 27 anni, ma anche l’urlo agonizzante di “Nessuno è di qualcuno”, l’ultima fatica resa indelebile con le strofe sul led centrale contro la violenza sulle donne. Momenti roboanti e ancestrali per l’autore che “scrive quando sente l’urgenza di dire qualcosa”.

Ph: Roberto Panucci

QUEL CHE HA VISSUTO LIGA CERTE NOTTI “PRIMA” A ROMA

Il Liga incarna lo spirito rocker anche nei momenti più intimi, quando le luci dei fari si trasformano in flash giornalistici. E l’odore si percepisce dai racconti romani che han trasformato l’anteprima stampa in un viaggio a ritroso, fra ricordi piovosi e attimi di follia.

Momenti dove Liga ha superato confini meteorologici, come il diluvio capitolino di inizio millennio nonostante la profezia dell’estate torrida del suo amico contadino e psicologici, quando si è trovato a suonare inconsapevolmente su un “accrocchio elevatore” a 10 metri d’altezza senza paratie sulle note di “Leggero”. “Se fossi caduto sarei diventato leggenda – scherza Luciano – ma son più contento di essere qui a raccontarlo”. Istantanee esilaranti e iconiche, fuori dall’ordinario, che dimostrano quanto la musica celi storie originali che la rendono crocevia di emozioni personali oltre che professionali.

Certe notti in giro per l’Italia: i prossimi ricordi del Liga

Le notti dureranno ancora per un altro po’, con la riproposizione di questa serata magica a Torino (17 Giugno) e a Milano (20 Giugno), fino al gran finale che lo porterà dritto alla nuova Unipol Dome di Milano a fine Ottobre. Lì le luci si abbasseranno per l’ultima volta, portando il Liga a una pausa in Italia per tutto il 2027, in attesa di nuovi spunti da questa società così diversa rispetto a 30 anni fa, ma così rispettosa per la storia fatta fino a questo momento!

Luca Fortunato

Nato con la 'penna' all'ombra del Colosseo, sono giornalista pubblicista nell'OdG del Lazio. Accanto alle cronache del mio Municipio con il magazine La Quarta, alterno le mie passioni per la musica e lo spettacolo scrivendo per alcune testate online (Indielife e M Social), senza dimenticare il mio precedente habitat universitario. Lì ho conseguito una laurea triennale in Comunicazione a La Sapienza e ho scritto per il mensile Universitario Roma. Frase preferita? "Scrivere è un ozio affaccendato" (Goethe).