La cucina italiana diventa Patrimonio UNESCO: nasce l’Osservatorio Internazionale di Casa Artusi
Un riconoscimento storico per l’identità gastronomica italiana e un nuovo centro dedicato a gusto, sostenibilità e cultura alimentare
La cucina italiana è ufficialmente Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO. L’annuncio è arrivato da New Delhi il 10 dicembre 2025, durante la XX sessione del Comitato intergovernativo per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale.
Con l’iscrizione dell’elemento “Italian cooking, between sustainability and biocultural diversity”, l’Italia ottiene un riconoscimento che celebra non solo i suoi piatti iconici, ma un intero sistema fatto di pratiche, riti, saperi e tradizioni tramandate per generazioni.
A guidare la candidatura – voluta dal Governo italiano – sono state tre realtà fondamentali del panorama gastronomico nazionale: Fondazione Casa Artusi, Accademia Italiana della Cucina e la rivista La Cucina Italiana. Un percorso iniziato nel 2020 e lungo oltre cinque anni, che ha coinvolto comunità, ricercatori, famiglie, territori e istituzioni.
Casa Artusi annuncia l’Osservatorio Internazionale sulla cucina e il buon gusto italiano
Proprio nel giorno del riconoscimento UNESCO, arriva un secondo annuncio destinato a segnare il futuro della cultura gastronomica italiana: la Fondazione Casa Artusi istituisce il nuovo Osservatorio Internazionale sulla cucina e il buon gusto italiano.
«Il riconoscimento è meritato, ma ora dobbiamo mantenerlo» ha spiegato il presidente Andrea Segrè.
L’Osservatorio sarà:
- un centro di monitoraggio e ricerca
- uno strumento per promuovere i valori identitari della cucina italiana nel mondo
- un punto di riferimento per comunicare i tre pilastri del modello gastronomico italiano: gusto, salubrità, sostenibilità
Attraverso rapporti, studi e indagini internazionali, l’Osservatorio affronterà temi cruciali come efficienza delle risorse, cambiamento dei consumi, etica alimentare e valore sociale della tradizione mediterranea.
Il ruolo centrale della Fondazione Casa Artusi
Casa Artusi – dedicata alla figura di Pellegrino Artusi, padre della cucina italiana moderna – è stata tra i motori principali della candidatura UNESCO. Ha contribuito al dossier tramite il lavoro accademico di Massimo Montanari, ha coinvolto le comunità della cucina domestica e ha messo a disposizione il suo patrimonio formativo e culturale.
Perché la cucina italiana è Patrimonio Immateriale UNESCO
Secondo la Convenzione del 2003, un patrimonio immateriale è fatto di:
- pratiche comunitarie
- ritualità
- conoscenze
- tecniche e saper fare
Il dossier italiano descrive la cucina nazionale come un mosaico vivo di biodiversità agricola, prodotti territoriali, ricettari familiari, artigianato alimentare, convivialità e mercati rionali.
Una dimensione culturale che va ben oltre la ricetta: è identità, storia e coesione sociale.
Un percorso iniziato nel 2020
- 2020: avvio del lavoro preparatorio
- marzo 2023: candidatura ufficiale dell’Italia
- novembre 2025: parere favorevole dell’organo di valutazione UNESCO
- 10 dicembre 2025: iscrizione ufficiale nella Lista del Patrimonio Immateriale
La cucina italiana si aggiunge così ad altre tradizioni già riconosciute, come la cucina messicana, il “pasto gastronomico dei francesi”, il Washoku giapponese e la Dieta Mediterranea.
Il futuro: educazione, ricerca e cooperazione internazionale
Con questo riconoscimento l’Italia non ottiene solo un titolo prestigioso, ma anche una responsabilità: preservare e valorizzare la propria cultura gastronomica.
Casa Artusi guiderà nuovi programmi:
- educazione alimentare
- formazione e divulgazione
- iniziative scientifiche
- progetti internazionali di cooperazione
- documentazione e ricerca sulla cucina di casa
Un impegno che guarda sia alla tradizione, sia alle sfide contemporanee come sostenibilità, sprechi, cambiamento climatico e tutela delle filiere.
Un riconoscimento che celebra l’Italia e la sua identità
Il traguardo UNESCO sancisce ciò che il mondo già sapeva: la cucina italiana non è solo cibo, ma cultura, stile di vita, storia e bellezza.
Un patrimonio vivo, dinamico e condiviso che continua a evolversi senza mai perdere il legame con le sue radici.
