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Subsonica, uscito il nuovo singolo “Il tempo in me” per sfidare le logiche temporali

I Subsonica sono tornati. Da venerdì 16 Gennaio é uscito il nuovo singolo  “Il Tempo in Me”, disponibile su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica per Epic Records/Sony Music Italy. Il brano – che anticipa l’uscita dell’undicesimo album in studio, in uscita in primavera – è accompagnato dal videoclip e arriva in attesa di celebrare il trentennale di carriera con “CIELI SU TORINO 96-26”, quattro concerti speciali previsti tra fine Marzo e inizio Aprile.

“Il tempo in me”… o negli altri?

In merito all’uscita la band ha raccontato : «Il Tempo in Me” è una canzone che parla del tempo, che è anche un elemento base per la musica. Che si tratti di velocità o di lunghezza, ogni canzone ha un suo ritmo, un suo respiro. Il suo tempo

Una lunghezza che, ultimamente, è dettata da fattori esterni ai cantanti: “In tempi recenti la richiesta per la durata di una canzone, nei circuiti ufficiali, è drasticamente scesa sotto i tre minuti, con una benevolenza disposta a un limite massimo di tre minuti e quindici secondi”. Sorge la spontanea curiosità di domandarci il perché. Perché abbiamo tutti troppo di meglio da fare che distrarci o perderci in una canzone? Perché stiamo rimodulando la soglia della nostra attenzione sui ritmi delle piattaforme e dei device? Perché riteniamo conclusa l’epoca delle hit che meritavano di essere fruite in un respiro più ampio? Ma soprattutto, è sempre stato così? Le canzoni popolari se la sono sempre dovuta sbrigare in gare a tempo tra chi arriva più rapidamente al ritornello e alla conclusione? E, domanda delle domande… chi con una clessidra in mano e le tavole della legge strette nell’avambraccio, ha preso questa importante decisione per il bene dell’umanità?

Domande che attivano processi cognitivi che talvolta portano a controteorie interessanti, legate proprio a canzoni che hanno scardinato questa ricerca affannosa del tempo breve: “Ci siamo presi la briga di dare un’occhiata ad alcune tra le canzoni che, tra varie epoche e altrettanti generi, hanno segnato la vita di molti, ed ecco cosa abbiamo scoperto.

Adriano Celentano: “Il ragazzo della Via Gluck” (4,15)

Lucio Battisti “Il mio canto libero” (5,28)

Claudio Baglioni “Sabato pomeriggio” (5,35)

Umberto Tozzi “Gloria” (4,24)

Lucio Dalla “L’anno che verrà” (4,26)

Eugenio Finardi “Musica Ribelle” (4,24)

PFM Impressioni di Settembre (5,44)

Antonello Venditti “Buona domenica” (5,37)

Rino Gaetano “Ma il cielo è sempre più blu” (4,32)

Area “Gioia e Rivoluzione” (4,36)

Pino Daniele “Quanno Chiove (4,37) 

Riccardo Cocciante “Bella senz’anima” (4,34)

Pooh “Dammi solo un minuto” (4,35)

Potremmo andare avanti ancora a lungo ma ci siamo capiti, è un gioco. Ovviamente esistono capolavori di breve durata, come “Azzurro” di Paolo Conte, a riprova del fatto che ogni canzone fa storia a sé. E di certo non pretendiamo di creare paragoni tra queste nostre nuove canzoni e brani che hanno fatto la storia della musica. Detto questo “Il Tempo in Me” è nata come gioco di fusione tra un certo tipo di canzone italiana, senza tempo, e la nostra passione per le sonorità contemporanee da club. Ci abbiamo messo dentro un’orchestra e  tutte le 12 note disponibili nella melodia della voce, prendendoci le nostre libertà, nella convinzione di riuscire comunque a scrivere qualcosa capace di parlare a tutti“.


“Il tempo in me”… Dentro uno schermo: il videoclip

A conferma di tale ragionamento (e augurio) è giunto pure il videoclip de “Il tempo in me”, creato con una forte coerenza stilistica.

Esso infatti è un viaggio nella storia artistica e personale della band, raccontato attraverso una sequenza di fotografie – animate da effetti speciali e transizioni – che li immortalano nel tempo: dalla giovinezza al presente, tra momenti di vita quotidiana, sul palco e in studio. “Una macchina del tempo nell’universo subsonico – come ama definirlo l’High Files Visuals, Il collettivo che lo ha creato – Dai primi anni agli ultimi tour, le linee temporali dei membri della band si intrecciano, confondendosi e riavvolgendosi come nelle parole della canzone. Attraverso algoritmi e processing digitale, la storia del gruppo si districa fra stanze liminali composte di volti e di esperienze collezionate in trent’anni, fra richiami e ripetizioni costanti, srotolandosi come un nastro di Moebius


Esperimento riuscito? La speranza è quella che bagna la band torinese: “Non resta che vedere se a qualcuno va, sfidando clessidra e tavole della legge, di provare a farla vivere al di fuori dell’ecosistema subsonico. Ci è stato detto che oggi è impossibile. Quindi non resta che provarci».

Luca Fortunato

Nato con la 'penna' all'ombra del Colosseo, sono giornalista pubblicista nell'OdG del Lazio. Accanto alle cronache del mio Municipio con il magazine La Quarta, alterno le mie passioni per la musica e lo spettacolo scrivendo per alcune testate online (Indielife e M Social), senza dimenticare il mio precedente habitat universitario. Lì ho conseguito una laurea triennale in Comunicazione a La Sapienza e ho scritto per il mensile Universitario Roma. Frase preferita? "Scrivere è un ozio affaccendato" (Goethe).