“La manipolatrice” di Ivan Frankò | RECENSIONE
Evocare le storie significa raccontarle. A voce, oppure scritte, non ha importanza. Si incrociano ricordi, avanzano i pensieri che si lasciano sedurre da quelle parole che poi diventano narrazione. Nei racconti trovi quello che il lettore cerca e anche di più. Una storia breve racchiude addirittura quello che parrebbe insperato, inimmaginabile. In letteratura, nei suoi vari componimenti, i racconti sono fondamentali per esplorare le intensità emotive e le verità in flash. Le storie brevi hanno un fascino particolare. Non tutte presentano una fine. Alcune sono racconti aperti, il lettore può continuare la trama a suo piacimento. In ogni narrazione c’è il sillabario delle emozioni, forti oppure timide, sarà la predisposizione d’animo di ciascuno a coglierle ed a renderle chiare, personali, intime. Le storie sono tra le più belle eredità che si possano ricevere. Non banalizzo un pensiero che nella sua sostanza porta con sé tante cose. Esse sono cicatrici e gioia. Prima o poi, tutti passiamo da questi seminari.
In La manipolatrice e altri racconti di Ivan FrankÒti affacci alla evoluzione stilistica e tematica dell’autore che vive un moto di transizione letterario tra romanticismo e modernismo. L’analisi psicologia e sociale è pregnante nelle storie dell’autore. Nei racconti brevi è come se lo scrittore non avesse nulla da nascondere. Il dramma della vita, le sfide quotidiane delle donne per evitare di essere sopraffatte dal potere del patriarcato, le miserie umane e altri temi sono trattati con una pregnante profondità. La scrittura è un viaggio tra le varie finestre dell’animo umano.

