“I fantasmi di Trieste” di DušAN JELINǦiǦ | RECENSIONE
I luoghi sono narrazioni da scoprire, da leggere. Si svelano a poco a poco, se hai la curiosità di cercare quello che non raccontano a prima vista. Per individuare la trama, anche quella più oscura e segreta, devi entrare nel passato dei posti che hanno una storia lunga, fatta di troppe sfumature, di ricordi e dicerie. I luoghi parlano di tutto. Portano la memoria delle persone che li hanno abitati, il futuro di chi verrà dopo, il cambiamento che trattiene legami tra passato e presente. Certi posti puoi immaginarli, sognarli, ti appariranno incredibili. Ma lo sguardo attraversa e lascia su ogni cosa un dettaglio, così comprendi meglio una città più di quanto non si dica. Avverti le sensazioni che un luogo ti tramanda sulla base del fascino che essa emana. Allora, sarai trasportato fin dentro agli antri più oscuri dove vagano fantasmi di un passato che cerca presenza nelle ore dell’oggi.
In I fantasmi di Trieste di Dušan JelinǦiǦè una raccolta di racconti in cui si mischiano generi ed echi letterari in una narrazione che vedono protagonista Trieste. La città è il luogo dei luoghi, con le sue ombre ed i suoi fantasmi. In ogni storia si presenta il passato, il futuro, qualcosa da accettare. Trieste accoglie anime con ancora ferite aperte, con oscuri sensi di colpa, con tradimenti ancestrali. Ogni faccia ed ogni facciata della città ha un suo segreto, una storia che nasconde e che va scoperta.
Il libro è la voce corale di una città che va immaginata, se non la si può vivere. Il lettore avverte presenza ed assenza, emotività e sentimento. La scrittura è un dipinto, arte in cui ognuno vede ciò che sente.

