MUSICASpeciale Sanremo 2026

Sanremo 2026, Tredicipietro sfida e vince i pregiudizi nel nome della consapevolezza

A volte onorare i genitori è una scelta pericolosa ma al tempo stesso affascinante. È avvenuto cosí ieri sera durante la serata delle cover al Festival di Sanremo 2026, quando si sono uniti a sorpresa Gianni Morandi e Tredicipietro sulle note di “Vita“. Una performance inaspettata tra padre e figlio assieme anche a Galeffi e alla Fudasca Band sulle note di un brano iconico interpretato proprio dal cantante bolognese assieme a Lucio Dalla nel lontano 1988.

Scelta giusta o sbagliata? Dipende dai punti di vista. All’esterno per esempio si è respirata la consueta aria di “nepotismo”, frutto di una logica retrograda che ancora associa il successo nel campo artistico di un individuo, soltanto come mera “ricompensa” per l’opera di un antenato. A fomentarla ulteriormente ci ha pensato Alessandro Gassmann, con un post polemico sulla sua mancata ospitata da regolamento proprio per il legame di sangue con un partecipante, che ha riacceso il dibattito social e infiammato i critici. Qui invece, dentro all’Ariston, si vive una convivialità estrema per gli artisti in erba, testimoniato anche da Sayf in conferenza ricordando l’ospitata della madre da figurante durante “Hit the Road Jack” e Tredicipietro ne rappresenta l’essenza.

Infatti la scelta della cover non è stata casuale, bensí frutto coerente di una prima esperienza sanremese che parla proprio di cadute e di risalite. E avere una spalla valida, come puó essere un padre ancor prima che un’icona musicale, è un bisogno emotivo da manifestare, anziché nascondere.

“Come sono andato?” diventa quindi dubbio emblematico di un genitore che mostra le sue fragilità di fronte a un figlio, insegnando il sacrosanto dono dell’umiltà e del coraggio di confrontarsi. Lo sguardo di consenso e l’abbraccio che scioglie le classiche polemiche all’italiana aiutano così a completare e spiegare il percorso di consapevolezza di Tredicipietro, indipendentemente dal risultato finale di questa sera. Perché in un certo senso il cantautore 29enne ha raggiunto una maturità artistica pure dagli errori di calcolo in passato, con l’onestà intellettuale di chi non si nasconde, andando avanti con luciditá e schiettezza. Senza il peso del cognome addosso.

Luca Fortunato

Nato con la 'penna' all'ombra del Colosseo, sono giornalista pubblicista nell'OdG del Lazio. Accanto alle cronache del mio Municipio con il magazine La Quarta, alterno le mie passioni per la musica e lo spettacolo scrivendo per alcune testate online (Indielife e M Social), senza dimenticare il mio precedente habitat universitario. Lì ho conseguito una laurea triennale in Comunicazione a La Sapienza e ho scritto per il mensile Universitario Roma. Frase preferita? "Scrivere è un ozio affaccendato" (Goethe).