Fedez-Masini in conferenza: una seduta di psicanalisi collettiva prima della finale
Sguardo distesi, cuori vibrante: Fedez e Masini entrano in sala stampa con la serenità di chi ha trovato un equilibrio, aldilà del risultato finale. Una sensazione di nirvana da parte di due anime che hanno trovato un’evidente sincronia da un anno. Proprio da quel punto ripartono, da quella cover di “Bella stronza” dello scorso anno sul palco dell’Ariston che ha rilasciato palesi benefici psicofisici in entrambi, ma guai a idealizzarlo. “Spesso il bene è peggiorativo”, avverte Marco Masini, prendendo come esempio la sua esperienza personale. Il successo immediato che genera voli pindarici e inevitabili schianti da cui non e’ facile rialzarsi ma che sono necessari per capire la tua identità. È quella vissuta dopo Disperato nel 1990, che lo trasportarono in un sogno ad occhi aperti che si rivelò ben presto un pericoloso precipizio. Ma quel male necessario di cui grida nel ritornello aiuta a riprendere coscienza di sé e magari di nuove scoperte artistiche come quella avvenuta con Fedez.
“Ogni quiete ha bisogno di una tempesta”, ripete Fedez, seguendo l’input psicologico del suo compagno d’avventura. Ma guai a rassegnarsi o a farsi sommergere. Bisogna insomma sempre muoversi, agire, sfruttando a pieno questo presente che si sgretola sempre più di fronte a noi. E bisogna farlo anche incessantemente con compagni di viaggio autentici, capaci di generare un flusso di pensieri fondamentali da crescere. Ricorda infatti Federico dei suoi giorni rinchiusi in studio a oltranza, assieme anche a persone di fiducia come La Caba e Abbate che hanno aiutato nel processo di elaborazione di un pezzo dal forte impatto universale.

“Vorremmo farlo arrivare a più generazioni possibili” si augura il cantante fiorentino “sperando che questo obiettivo diventi un antidoto per curare le ferite”.
Un po’ come sta accadendo per Fedez, che già nota la sua metamorfosi in positivo nei confronti di questo “temibile palco”. Ma anche qui arriva in aiuto proprio il suo compagno d’avventura, colui che “sdrammatizza l’ansia della performance parlando di Fiorentina”.
Insomma questo “male necessario“, ai vertici delle classifiche digitali, funge da valvola per la crescita umana, sotto il segno del dialogo spassionato con una persona che ha vissuto la medesima situazione.
