LIBRIRECENSIONI Lucia AccotoUNO SGUARDO SU...

“Le sorelle di Shakespeare” di Ramie Targoff | RECENSIONE

Scrivere è una necessità. Per alcuni è una dote, per altri un bisogno. Per tutti è una cosa normale, ma per pochissimi è vita. Oggi è così, prima era diverso. Era un affare complicato per quanti volessero dedicarsi alla letteratura, alla scienza, all’arte in generale, e non potevano farlo per carenza di mezzi e per accertata estrazione sociale. Studiare era appannaggio dei ricchi. Fortuna riservata, ad una certa età in poi, a maschi e femmine delle famiglie nobili. Ma se per gli uomini era consentito continuare gli studi e dilettarsi in altre discipline, alle donne era impedito. La storia cambiava, finiva con il matrimonio e con l’essere madri. La cultura allontanava, non univa. Almeno questo le donne lo hanno capito vivendolo sulla propria pelle. Il passato è segnato da grandi risorse storiche, ma anche da un altrettanto oscurantismo che proietta bene l’ignoranza nelle fauci della superstizione. E le donne, preparate in qualche materia o sapere, erano braccate, additate, isolate e condannate come streghe, come pazze. Il pregiudizio registrava condotte surreali con il senno di poi, anche se in alcuni Paesi oggi le cose restano tali e quali a prima se non peggio. La scrittura per le donne era vista dagli uomini, stolti, come una diavoleria. Andava respinta, bocciata, bloccata. Facile a dirsi e difficile a farsi. Perché le donne, tenaci e coraggiose, non si lasciavano intimorire. Sapevano come aggirare gli ostacoli. Chi aveva soldi, quindi le nobildonne, andava anche contro la propria famiglia pur di portare avanti la propria passione. Grazie ad essa conoscevano la libertà.

In Le sorelle di Shakespeare Storia delle quattro donne che scrissero il Rinascimento di Ramie Targoff, edito da Mondadori, conosci la storia di un gruppo di donne che scrivevano opere poetiche, storiche, religiose e drammatiche, in un’epoca in cui nessuna donna era incoraggiata a farlo. Tra loro, Anne Clifford, un’aristocratica cresciuta tra i privilegi che, dopo essere stata esclusa dall’eredità di uno dei più vasti patrimoni d’Inghilterra, intraprese una battaglia testamentaria arrivando a scontrarsi con gli uomini più potenti del regno e la documentò nei sui numerosi diari. Mary Sidney, costretta a sposare un uomo molto più grande di lei, non smise mai di approfondire i suoi studi umanistici e fece, in parte insieme al celebre fratello Philip, un’ottima traduzione in versi del Libro dei Salmi. Aemilia Lanyer, proveniente da una famiglia di musicisti veneziani alla corte della regina Elisabetta I, fu la prima donna inglese a pubblicare una raccolta di poesie, uscita nel 1611. Elizabeth Cary, la prima donna invece a pubblicare una tragedia in inglese. 

Il libro è molto interessante su più punti di vista e trae spunto per ulteriori approfondimenti. La narrazione è affascinante. La scrittrice ha la capacità di far immergere il lettore nella storia con una eleganza che lascia estasiati e che porta ad una lettura molto attenta grazie anche ad una documentazione accurata, dono prezioso. 

Lucia Accoto

Lucia Accoto. Critico letterario per Mille e un libro Scrittori in Tv di e con Gigi Marzullo Rai Cultura. Recensore professionista.