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“Chi resta mentre il mondo scappa” di Daniela Tagliafico | RECENSIONE

Lo senti quando ti manca qualcosa. L’anima si fa scura e lo sguardo spento. Raccogli te stesso e ci parli. Da solo, rifletti. Scelte, decisioni, aspirazioni passano dalla sottrazione della vita. La distanza che poni tra quello che fai e ciò che vorresti la sminuzzi con i confini che ti poni. È vero, ci stanno anche quelli segnati dalle diverse geografie, politiche – economiche – territoriali. E questo incide molto nella sostanza delle cose perché cambia la traiettoria stessa della quotidianità: la sposta, la blocca, la spinge alla deriva. Incassi il colpo rifiutandone il senso gretto e miserevole della condizione umana sulla base del diniego della dignità in quanto figlia della persona stessa. Allora, segni ciò che ti dice l’autonomia di pensiero senza condizionamenti di sorta. Prepari un terreno sul quale allontani la vergogna che divora corpi e ingoia nomi ignorando le loro storie. Ascolti ciò che devi, lasci perdere il superfluo, partecipi al rispetto di te stesso e degli altri. La sopravvivenza è scritta nel dolore di molti. Si è orfani in tanti modi. Esule in patria, in terra straniera, combatti la notte per vedere il giorno, diverso e migliore. Fai la tua parte. I bordi dei confini, pur definiti, diventano illusori. Si spezzano con l’umana coscienza di fratellanza.

In Chi resta mentre il mondo scappa Storie di confini e sopravvivenza di Daniela Tagliafico, edito da Vallecchi, conosci diverse storie scritte e lasciate dal mare. A Lampedusa, Mara sogna di diventare vigile del fuoco mentre impara a convivere con un orizzonte che non dà tregua. “Lampedusa è isola di tragedie, non di avventure”. È terra di sbarchi, di cadaveri, di carcasse di barche, di speranza e di sogni infranti. A Roma, Sandro, commissario di polizia, mette ordine nel disordine. Il legame con un mediatore culturale venuto dal Senegal incrina certezze, regole e distanze.  

Il libro è radice e orizzonte. La storia di diverse storie, opposte e simili, è l’identità culturale, sociale, che segna e annulla le distanze. La scrittura è limpida. Si fa sponda, approdo nell’accoglienza del morso della paura e della disperazione. 

Lucia Accoto

Lucia Accoto. Critico letterario per Mille e un libro Scrittori in Tv di e con Gigi Marzullo Rai Cultura. Recensore professionista.