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“La vita è orribile e meravigliosa” di Anton Čechov | RECENSIONE

I racconti spostano le storie nella loro essenza. Sono le sentinelle che preparano i curiosi al mormorio dei fatti, veri e presunti, inventati o aggiustati a dovere. A volte sembrano l’introduzione di qualcosa che verrà sciolto dalla imprevedibilità della vita. Maestra di esperienza e chiarificatrice di incertezze. I racconti sono il laboratorio di contenuti da tramandare. Esprimono il filo di un’appartenenza identitaria, culturale, territoriale, storica, che poi si intreccia con il percorso personale. Le storie sono il palco sul quale si fa teatro, commedia o tragedia non ha importanza, perché sono l’espressione della realtà. Di ciò che è accaduto, oppure potrebbe succedere con il beneficio del dubbio, quando si mettono in atto alcuni meccanismi dovuti alle tante sfaccettature dell’esistenza da portare avanti. I racconti trovano sempre casa, ascolto. Saranno spazzati dal vento e recuperati dalla curiosità. Le storie possono anche essere spine nel fianco, gioia e ricordi. Sono radici e sradicamento.

In La vita è orribile e meravigliosa di Anton Čechov, edito da Neri Pozza, ti addentri in sei racconti. Lo scrittore, uno dei più amati della letteratura russa, offre al lettore una serie di tematiche. Guarda la vita attraverso gli occhi di chi sa che deve narrare ciò che vede per lasciare un testamento emotivo ai lettori, ma anche delle verità che vengono fuori attraverso racconti che incorniciano la vita. I protagonisti sono ostinati, complessi, contradditori. Sono tutto e l’opposto di ogni cosa. I racconti sono pezzi di vita, quadri che presentano più prospettive. Ognuno coglie ciò che più gli arriva, gli interessa, gli rimane come monito e bellezza. Sono doni che vanno condivisi, ripassati, raccontati.

Lucia Accoto

Lucia Accoto. Critico letterario per Mille e un libro Scrittori in Tv di e con Gigi Marzullo Rai Cultura. Recensore professionista.