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“I diari del libraio errante” di Emiliano Cribari | RECENSIONE

La memoria se ne sta nella scrittura. Sottovoce passa tra libri e diari. Entrambi sono cose diverse, nemmeno similari, anche se tutto è attraversato dall’inchiostro. Fermare un pensiero, un’espressione studiata, che rimbalzano su carta per farsi germoglio è un atto di nascita. Non tutte le idee, però, sono semenza buona. Per una efficace scrittura ci sono troppe cose in ballo e niente collega le une alle altre. Si scrive ciò che si sente filtrando quello che si vede. I diari accolgono confessioni, cadute libere, promesse rinnegate, speranze con le quali convivere. Sono il riparo che produce sensazioni, doni. La scrittura può franare, saltare, fermarsi. Poi, riprende il suo corso, segnare i giorni. Torna e recupera nascite, parole in fiore. Ha bisogno di cura anche nelle sue semplici espressioni. È da lì che si parte per iniziare e lasciare poi qualcosa di diverso. I libri sono compagni e salvezza. 

In I diari del libraio errante di Emiliano Cribari, per Bottega Errante Edizioni, trovi tutta la bellezza di una scrittura che parte da verità universali e dalla profondità di pensiero. Il lettore si riconosce nelle parole dell’autore. La sua è una voce raffinata. Sprigiona quell’intima umanità che passa dalle tante voci lette, fatte proprie, che vengono dai libri. La propria, poi, diventa la sinossi di pagine di diari che sono l’estratto di quello che la vita stessa offre, spende, soffia e dona. 

Il libro è di una bellezza rara. La delicatezza della prosa è suggestiva nella sua espressione che unisce e ammalia specie negli aspetti più profondi relativi ai libri. 

Lucia Accoto

Lucia Accoto. Critico letterario per Mille e un libro Scrittori in Tv di e con Gigi Marzullo Rai Cultura. Recensore professionista.