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“Verso l’India” di Isabel Burton | RECENSIONE

Fare parte di qualcosa, questo significa, in sintesi, viaggiare. Entrare in confidenza con ciò che non si conosce. Respirare, annusare, osservare e immagazzinare poi tutto nella memoria. Arriva sempre un momento in cui ti prende la nostalgia oppure il ricordo forte per qualcosa che ti ha affascinato tanto da non dimenticarlo. Il viaggio, in qualsiasi posto si vada, è una scoperta. Può essere una rivelazione oppure una fregatura. Ci si aspetterebbe molto mentre, a volte, rare per la verità, si resta delusi. Certo, non è proprio colpa dei luoghi che si visita, ma più che altro dallo stato d’animo, fin troppo eccitato dal viaggio in sè, che si rischia di perdere per strada cose alle quali non si presta attenzione perché sfuggono alle esigenze che cambiano in modo repentino. Viaggiare è l’occasione, profonda, di evadere da ciò che appare sempre uguale. E’ anche la possibilità di mettersi in gioco con esperienze nuove, con culture e tradizioni diverse che spingono ad allargare il proprio vissuto sulla base di una ricchezza che viene dalla conoscenza.

In Verso l’India di Isabel Burton conosci il diario di viaggio, pubblicato nel 1879, dalla scrittrice nonchè moglie e compagna del celebre esploratore inglese Richard Francis Burton. L’autrice vede ogni cosa sin nei dettagli, non si lascia sfuggire nulla. Oltre agli aspetti pittoreschi e affascinanti del viaggio che attraversa l’Europa, Egitto, Arabia, il diario di Isabel Burton descrive a lungo anche il nord dell’Italia: Milano, Trieste e Venezia. Città che si appresteranno alla unità nazionale.

Il libro è una sorta di esplorazione. Un diario di luoghi, di sensazioni, di percezioni e descrizioni precise. La scrittura è essa stessa un viaggio.

Lucia Accoto

Lucia Accoto. Critico letterario per Mille e un libro Scrittori in Tv di e con Gigi Marzullo Rai Cultura. Recensore professionista.