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Lucia Accoto: l’eleganza del giudizio. Ritratto di una voce che racconta i libri con rigore e anima | INTERVISTA

Recensore professionista e firma di riferimento nel panorama editoriale italiano, Lucia Accoto da anni racconta i libri con uno sguardo lucido, appassionato e profondamente umano. Le sue recensioni – pubblicate sulle pagine di Libero e su testate online, tiene per noi la rubrica sui libri e la possiamo vedere nel programma televisivo di Gigi Marzullo – sono riconosciute per la capacità di coniugare competenza critica, sensibilità narrativa e un approccio sempre rispettoso verso l’opera e il suo autore.

In un tempo in cui la lettura necessita di nuovi mediatori, Accoto rappresenta una voce autorevole, capace di orientare e ispirare il pubblico attraverso consigli mirati, riflessioni sul mondo dell’editoria e sguardi sulle tendenze letterarie contemporanee.

L’abbiamo incontrata per parlare di libri, del mestiere del recensore e del potere delle storie. Un’intervista che ho voluto fare personalmente per una professionista che da anni impreziosisce le pagine di questo magazine

  • Come nasce la tua passione per i libri e qual è stato il momento in cui hai capito che diventare recensore sarebbe stato il tuo percorso?

Ho sempre amato i libri, sin da bambina. Con il tempo sono diventata una lettrice forte. In un periodo delicato della mia vita, la letteratura mi ha aiutato ad approcciarmi meglio alla quotidianità. Cercavo l’aspetto più genuino, semplice, autentico. I libri sono stati rivelatori. È come se avessi imparato da capo a leggere con uno slancio più acuto, critico, analitico. Leggere in questo modo, diverso e nuovo, mi ha spinto a scrivere con un trasporto e una capacità stilistica fluida e precisa. Quando sono arrivati i primi contatti con la grande editoria ho compreso che il recensore professionista, segmento del critico letterario, poteva essere la mia strada. E così è stato.

  • Ricordi il primo libro che hai recensito in modo professionale? E la sensazione che hai provato?

Non ricordo il titolo, ma la casa editrice sì: Neri Pozza. È stata emozione pura perché comprendevo bene che la scelta presa, pur rischiosa, era quella giusta seguita da un amore viscerale e sentimentale per i libri che ha poi condizionato la mia vita.

  • C’è qualcuno – un maestro, un autore, un programma – che ha influenzato il tuo modo di raccontare i libri?

Seguo tutto il mondo che ruota attorno ai libri e alla loro promozione, ma resto me stessa. Guardo con molta attenzione a tutto ciò che parla di letteratura, di cultura. Ma non mi lascio condizionare da niente e da nessuno. Ognuno ha una propria identità e scimmiottare quella degli altri, per incapacità propria, sarebbe un grande smacco per la propria persona. Il modo si sentire e di vivere i libri è diverso da lettore a lettore, anche se sei un professionista della lettura. Non si può imbavagliare la propria personalità imitando qualcuno e qualcosa per avere un pizzico di credibilità nel lavoro. Te la devi costruire da solo con studio, ancora studio, costanza e rigore.

  • Come si costruisce una recensione efficace oggi, in un mondo che legge velocemente ma vuole opinioni autorevoli?

Attraverso lo stile. Non si può essere banali nella scrittura di una recensione. I libri bisogna sentirli e non solo leggerli. È necessario scavare dentro le storie. Una volta recuperata l’eredità emotiva che lo scrittore consegna al lettore, senza alcuna pretesa – almeno è quello che fanno gli autori bravi e bravissimi – si ha il compito di trasferirla in modo adeguato a coloro che verranno attratti da qualcosa che, per loro, ha fatto la differenza. L’autorevolezza di un recensore verrà consacrata soprattutto dai lettori che sanno indirizzare bene il loro interesse verso questo o quel recensore. 

  • Qual è, secondo te, il compito più importante di un recensore: guidare, provocare, interpretare, tradurre?

Niente di tutto questo. Il recensore ha un solo compito, nelle sue finestrelle che si aprono a catena in un respiro di più ampio raggio, quello di parlare dei libri letti con serietà e stile. Poi, ognuno la vede come vuole e interpreta il ruolo del recensore come meglio gli aggrada, ma il recensore una cosa sola deve fare: scrivere. Se la sua recensione ha guidato, influenzato, qualcuno è il lettore stesso che dovrebbe dirlo. 

  • Quali criteri utilizzi per valutare un libro? E quanto conta l’intuizione personale? 

Come critico letterario, scompongo e ricompongo un libro nella sua struttura narrativa. È nelle fenditure di una storia, apparentemente lineare, che si nascondono molte più cose di quelle che si notano in modo chiaro. È lì che si concentra il meglio e la parte difficile del mio lavoro che va a cogliere anche il non detto: sarebbe a dire ciò che è rimasto sospeso, nascosto. Il rigore è un criterio imprescindibile come la capacità di analisi. Il resto poi viene con l’esperienza. 

  • Quando un libro non ti piace, come gestisci l’equilibrio tra onestà critica e rispetto per l’autore?

L’onestà intellettuale prima di ogni altra cosa. Se un libro è mediocre, mal riuscito, lo dico attraverso una stroncatura efficace. Le cose vanno dette, pur non belle. Per quanto riguarda il rispetto, l’onestà di dire ciò che si deve dire è già un rispetto nei riguardi dello scrittore. Mi chiedo, anche, l’autore che scrive un libro misero ha rispetto del possibile lettore? È da pazzi vantare il proprio libro spacciandolo per bello quando è tutt’altro. Non basta pubblicare un romanzo per chiamarsi scrittori. 

  • Che tipo di approccio utilizzi quando scrivi per Libero Quotidiano? Che cosa richiede un quotidiano rispetto ad altri linguaggi?

Lo stesso di sempre e per tutte le testate di settore per le quali scrivo. Non c’è nessuna differenza. Quando hai raggiunto una precisa ed inconfondibile identità stilistica come recensore professionista va da sé ogni cosa. Il critico letterario in questo ha carta bianca.

  • Cosa hai imparato osservando la conduzione e le interviste di Gigi Marzullo?

La preparazione e la cultura di Gigi Marzullo insieme alla sua conduzione di Sottovoce su Rai 1 è una grande risorsa per quanti hanno avuto e hanno la possibilità di lavorare con lui. Tempi, ritmi, elasticità di approccio con gli ospiti ed originalità di stile, come marchio a fuoco, ne fanno un maestro della televisione. Ho imparato tanto con lui, ma tengo per me le risorse del mestiere appreso anche osservando.

  • Com’è lavorare in un contesto televisivo che ha fatto del rapporto tra lettura e introspezione una firma di stile?

Entusiasmante e impegnativo. Su ambo i fronti, non mi sono risparmiata. La televisione, nel suo circuito nazionale, per me è solo una parantesi. La vivo in questo modo, come la ciliegina sulla torta, sapendo che potrebbe finire in qualsiasi momento. Tutto passa nella vita, anche la cosa più bella alla quale tieni di più. Ecco perché il mio sogno è quello di continuare a fare il mio mestiere di critico letterario e di recensore professionista. Quella è la mia vita, tutto il resto è solo una meravigliosa parentesi. Almeno è così che vedo la mia quotidianità.

  • La televisione può ancora far innamorare del libro? Come?

Certo che può e deve far innamorare i telespettatori a essere lettori e futuri lettori. La cultura passa dalla televisione, ma dovrebbe passare anche nelle fasce orarie più appetibili. In questo modo si potrebbe mettere in atto una rivoluzione della cultura fruibile a tutti ed a tutti gli orari.

  • Qual è il libro che avresti voluto recensire tu per prima e quello che ti ha messo più in crisi?

Non ho manie di grandezza e sinceramente leggere prima o dopo un dato libro è una pura quisquiglia. Tanto, prima o poi, li devo leggere … tutti. Pochi sono i libri che mi hanno messo in crisi perché dei veri e propri capolavori letterari. Dinanzi a tanta bellezza non puoi essere banale. Il romanzo Cuore nero di Silvia Avallone edito da Rizzoli, è stato dirompente.

  • Quali sono gli autori contemporanei che, secondo te, stanno lasciando un segno vero?

Sono diversi, fortunatamente. Negli ultimi anni si è alzato il livello degli scrittori. Faccio alcuni nomi: Wanda Marasco, Tea Ranno, Marina Marazza, Lisa Laffi, Milena Palminteri, Silvia Avallone, Gianni Solla, Vito Di Battista …

  • Cosa cercano i lettori del 2015: evasione, autenticità provocazione, identità?

Emozione. I libri devono emozionare ed emozioni vogliono i lettori. Non hanno bisogno di lezioni di vita, quelle le vivono sulla propria pelle tutti i giorni. I libri insegnano anche quando si pensa che siano orientati alla semplice lettura.

  • Il futuro del libro passa più dal digitale o dall’oggetto fisico?

Il cartaceo è tutta un’altra storia rispetto all’ebook. Il lettore forte, appassionato, sceglie il formato cartaceo. Lo vuole toccare, abbracciare, accarezzare, sentire il profumo dell’inchiostro per assorbire tutto quello che gli trasmetterà. I libri in digitale sono distanti quasi freddi pur nel fuoco della loro bellezza.

  • Se potessi dare un solo consiglio a chi sogna di diventare recensore professionista, quale sarebbe?

Studiare, studiare e ancora studiare.

  • Qual è la frase, l’immagine o il libro che oggi rappresenta meglio Lucia Accoto?

il romanzo Di spalle a questo mondo di Wanda Marasco edito da Neri Pozza, Premio Campiello 2025. Un vero capolavoro letterario.     

Christian De Fazio

CEO, Editore e Direttore di M SOCIAL MAGAZINE, Autore Televisivo Mediaset e RAI e molto altro... Appassionato di Musica, Televisione, Cinema e Viaggi, alla ricerca sempre di nuovi stimoli.