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Simone Di Matteo torna alla letteratura poetica con “Gli occhi la rosa”: “Un viaggio alla riscoperta di ciò che è veramente essenziale”

Oltre L’Irriverente e la televisione, un’opera delicata e simbolica che rivela il lato più intimo dell’autore

Un ritorno all’essenza più pura della sua scrittura quello che ha segnato in questi giorni il percorso artistico dello scrittore, giornalista ed opinionista Simone Di Matteo. “Gli occhi e la rosa” (2025, Edizioni Draw Up), infatti, è il titolo della sua nuova opera letteraria, la decima in un corpus piuttosto variegato sintomo di una penna dalle numerose sfaccettature. Non a caso, oltre che per le svariate partecipazioni televisive di cui la più recente dietro ai fornelli di Celebrity Chef di Alessandro Borghese, nel corso degli ultimi anni si è consacrato agli occhi del grande pubblico e di milioni di spettatori come il temutissimo “Giustiziere dei Vip” grazie a L’Irriverente, personaggio da lui inventato nonché suo personale pseudonimo, attraverso il quale commenta settimanalmente tutto ciò che il mondo odierno e il panorama dello show business nostrano hanno da offrire, con uno stile dissacrante e una sottile, quanto pungente, ironia che non fa sconti a nessuno. 

Dietro al suo fare tagliente, però, si cela un animo profondamente sensibile, lo stesso che i lettori hanno avuto la fortuna di conoscere tra le pagine de “L’amore dietro ogni cosa” (2016, Edizioni Draw Up) e quello mediante cui, oggi, Di Matteo si riappropria nuovamente della veste che più gli appartiene. In particolare “Gli occhi e la rosa”, disponibile dall’8 novembre nelle librerie e nei principali digital store, si presenta come una favola moderna che parla a grandi e piccoli, un testo capace di essere, al contempo, racconto per bambini e metafora esistenziale per adulti che, con dialoghi simbolici e scenari suggestivi, sonda uno dei temi letterari più dibattuti di sempre: quello dell’amore. 

Proprio per questo, abbiamo deciso di raggiungere telefonicamente l’autore e di intervistarlo per voi. Buona lettura!

  1. Buongiorno Simone e ben tornato tra le pagine di M Social Magazine. Dopo ben oltre otto anni di distanza dalle librerie, “Gli occhi e la rosa” segna l’inizio di un altro capitolo nella tua storia professionale dove la scrittura resta, sempre e comunque, la principale protagonista…  

È vero. La scrittura è sempre stata la mia più fedele amica e confidente. Sin da quando ero soltanto un bambino, imprimere nero su bianco ciò che sento mi aiuta a tirare fuori tutto quello che, altrimenti, non riuscirei mai ad esternare. Mi permette di fare appello a quella parte di me che, il più delle volte, fa fatica ad uscire allo scoperto. E con ‘Gli occhi e la rosa’ ho avvertito la necessità di tornare alle origini della mia voce, a quella semplicità emotiva che spesso si perde crescendo, ma che resta la sola in grado di raccontare davvero ciò che siamo. 

  1. Cosa ti ha spinto ad avventurarti in questo nuovo viaggio letterario? E perché proprio con una favola?

Dopo svariati anni passati, tra le altre cose, a fare da ‘ghost writer’ a chi, della scrittura, forse ne ha mai capito un bel niente, ho sentito il bisogno di tornare a scrivere per me soltanto. Volevo dar vita ad un racconto che riuscisse a toccare le corde dell’animo di chiunque fosse disposto ad aprire il proprio cuore, un po’ come ho fatto io. La favola, si sa, è da sempre la forma narrativa più pura che, con i suoi personaggi simbolici, permette di affrontare le più profonde questioni della vita nella più assoluta semplicità. Ed è in questo senso che ‘Gli occhi e la rosa’ assume le sembianze di una favola moderna, perché si tratta un testo che, sì, si rivolge ai più piccoli, ma che, al tempo stesso, parlando di un sentimento universale come l’amore, è in grado di tramutarsi in una parabola esistenziale per i più grandi. In un mondo frenetico, dove ogni cosa finisce col perdere valore, ho scelto di porre l’attenzione su ciò che è davvero essenziale. 

  1. L’opera invita a riscoprire la semplicità e la profondità dei sentimenti. C’è un episodio della tua vita che ti ha fatto comprendere l’importanza di questo equilibrio?

Non parlerei di un singolo episodio, piuttosto di una catena consequenziale di eventi. Nel corso della mia vita ho avuto la fortuna, o la sfortuna, dipende dai casi, di conoscere molte persone e di avere altrettante esperienze, sia nel bene che nel male. Ciascuna di esse ha fatto di me l’uomo che sono adesso, mi ha inevitabilmente cambiato e ogni volta mi ha aiutato a comprendere un aspetto diverso dello sconfinato mondo dei sentimenti. Oggi, specialmente, viviamo aggrappati ad un’idea complessa dell’amore, fatta di aspettative, schemi, pretese. ‘Gli occhi e la rosa’ nasce proprio da questa consapevolezza: dalla voglia di ricordare che la profondità non sta nella complessità, ma nella verità e nella semplicità delle piccole cose!

  1. Sei conosciuto come “L’Irriverente”, ma possiedi anche un’anima più intima e poetica: come convivono in te queste due identità?

Non si tratta di due maschere opposte, ma di due aspetti dello stesso essere. ‘L’Irriverente’ è la parte più istintiva e tagliente di me, quella che guarda il mondo senza filtri, timore o ipocrisia. L’altra, invece, è quella più poetica, più autentica e che custodisco più gelosamente, il luogo da cui proviene tutto ciò che scrivo e tutto ciò che sono. Sono due facce della stessa medaglia, nessuna delle due può esistere e vivere senza l’altra. Si compensano e si completano a vicenda, un po’ come le gemelle Kessler. Peccato solo, però, che io, a differenza loro, sceglierei di battermi per la vita, comunque vada e nonostante tutto. All’insegna dell’amore, sempre.

  1. In più di un’occasione ti sei definito “uno scrittore più volte prestato alla tv”. Avremo il piacere di rivederti sul piccolo schermo? Se sì, quando?

Innanzitutto, mi preme precisare che la televisione è un mondo che mi diverte, sebbene, non sia mai stata il mio obiettivo primario. Ogni qual volta decido, parafrasando le mie parole, di prestarmi alla tv, lo faccio perché sento di avere seriamente qualcosa da dire o perché un determinato progetto può valere davvero la pena. E a proposito, ho da poco registrato una puntata speciale di una trasmissione che andrà in onda su Sky il prossimo anno e ho ultimato le riprese di un lungometraggio, in cui ci sarà anche un cameo di Amanda Lear, che approderà al cinema molto presto. Perciò, sì, tornerò, ma non solo sul piccolo, ma anche sul grande schermo!

Diego Lanuto

Studente di 'Lingue, Culture, Letterature e Traduzione' presso l'Università di Roma 'La Sapienza'. Appassionato di danza, lettura, spettacolo e tanto altro!