“La mondina” di Silvia Montemurro | RECENSIONE
La vita può essere temibile. Ci sono esistenze che hanno un prezzo da pagare e da sopportare. Non si tratta di esagerazione, ma di una faccia che riflette la realtà. È impossibile restare ignoranti innanzi a un deplorevole gioco delle parti con una posta troppo alta per via di una mano che potrebbe far pendere il piatto verso il disfacimento della dignità. Se mandi all’aria le occasioni buone della tua vita con scelte sbagliate è difficile poi sparigliare le carte di esistenze che restano sottomesse. Rimangono in piedi più del previsto: l’invidia, la competizione, la rabbia, che consumano i percorsi di vita. Le battaglie che si tengono nel proprio cuore sono diverse e si affrontano in modi differenti. Le opportunità di una svolta decisiva si presentano a tutti, più o meno. Non si deve sbagliare nulla, più facile a dirsi che a farsi. Si perde l’origine della felicità anche quando appare miseria pura, una cosa da niente rispetto a quello che la vita potrebbe offrire con la sua pulsazione verso la bellezza. E quando la si ha dinanzi, nella sua semplicità, la si ignora sottovalutandola.
In La mondina di Silvia Montemurro affondi in una storia di miseria e di scelte mancate. Piemonte, 1913. Lena ha quindici anni e una vita segnata dalla fatica e dal lutto. Orfana di madre e di padre, lavora da sempre come mondina in una risaia a Vercelli. La morte improvvisa della sua migliore amica segna per Lena la fine dell’infanzia, ma anche un inaspettato nuovo inizio. La moglie del padrone, Grazia Della Rovere, comincia a nutrire uno strano interesse per lei e le propone di seguirla a Torino. Ma dietro la facciata di agi e privilegi, la vita della signora Grazia è piena di crepe. Un matrimonio infelice, una famiglia opprimente, il rapporto con il fratello spezzato e il sogno di diventare madre che tarda a realizzarsi sino ad una scelta decisiva, sono i suoi tormenti. La risaia richiamerà Lena che tornerà a casa con un segreto che segna la sua vita.
Il romanzo è intenso, fatto di miserie umane che affogano nei risentimenti e sensi di colpa quando si nasconde qualcosa che non si riesce a raccontare per vergogna. La scrittura è viva. La narrazione ritrae, in una equilibrata armonia, una prosa che ferve di emozioni, diverse e contrastanti, in un quadro in cui la genuinità spicca sopra ogni altra cosa.

