“La sublime arte del disordine” di Simonetta Tassinari | RECENSIONE
Nel proprio disordine c’è un ordine. Lo sa la mente e lo conferma il caos. Eppure, vai a colpo sicuro quando cerchi qualcosa. Non solo perché dalla sua disposizione non riesci a trovare ciò che ti serve né si è mai mosso, del resto nessuno metterebbe mano nella confusione se non gli appartiene. Il disordine resta simbolicamente intatto e progressivamente in aumento per tutti coloro che ignorano gli spazi e quello che per te è un ordine alternativo al disordine. La confusione destabilizza e innervosisce. Ma chi è abituato al caos e sa come gestirlo lo trova una forma di libera creatività in cui non esistono regole. Il rituale del tutto perfetto ed ogni cosa a suo posto può funzionare quando si ha tempo e dedizione per ciò che appare impeccabile. Certo la perfezione rasenta anche la disciplina del rigore. Ma il disordine, dalla sua, senza cadere nella sporcizia che non fa bene a nessuno, allena lo sguardo e coglie subito i dettagli. Quando qualcosa è fuori posto te ne accorgi all’istante. Mettere ordine significa mettere via e c’è sempre un colpevole nel disordine che si crea senza peccato. Quindi sarebbe opportuno fare un patto con sé stessi: non esagerare né su un versante né sull’altro. Ordine e disordine possono convivere, mai però tirare troppo la corda da una parte all’altra.
In La sublime arte del disordine La filosofia dei calzini spaiati di Simonetta Tassinari, edito da Gribaudo, affondi nel caos come filosofia applicata all’arte della sopravvivenza domestica. La scrittrice smonta i dogmi dell’ordine e ci accompagna in un viaggio tra lavatrici da fare, tra cassetti da ordinare, bagni che sembrano campi di battaglia. La perfezione spaventa, mentre il disordine rende umani tutti, anche si scandalizza dei calzini spaiati. Il libro è ironico, simpatico, ma soprattutto genuino nella sua verità.

