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“I quattro inverni” di Romina Casagrande | RECENSIONE

Cerchi uno spazio tuo, lo trovi e poi perdi la dimensione della cosa più importante perché ti sei imposta di andare avanti senza sapere ciò che, invece, avresti dovuto. Te ne accorgi dopo, quando la sorte ormai ti ha preso tutto anche l’esito delle scelte ponderate a dovere. Sei sempre stata pronta a quell’occasione che si sarebbe presentata, eccome, specie se i puntigli di tempo poi perdono colore. Puoi dirti quello che vuoi per convincerti del contrario. La verità la conosci, ti spaventa raccontarla ad alta voce. Prenderebbe una consistenza diversa, più reale, meno fittizia. Allora arriva il momento di fare la cosa giusta. Rimandare oltre non è più possibile. È la coscienza a parlarti chiaro chiaro. Però c’è anche un fatto imprescindibile che ti spinge a non sottrarti al passato. Devi accoglierlo anche se ne ignori la storia. Sta a te scoprirla per capire le mancanze che hai e comprendere da dove nascono. Il silenzio che ti ha protetta non serve procastinarlo a lungo. Vivere sapendo di avere due madri e diventare madre a tua volta fa scattare quel senso di appartenenza che, volutamente, hai ignorato per non stare male. Ti accorgi che la vita è come una paranza in mare. È uno sbatacchiare di responsabilità, di doveri, di amore da lasciare.    

In I quattro inverni di Romina Casagrande entri in una storia in cui nulla è come sembra. Maia è stata adottata, non si è mai fatta troppe domande sulle sue origini. A dirla tutta, non ha mai voluto saperne nulla. Però, ora è incinta e per proteggere il futuro della sua bambina che porta in grembo, ha bisogno di conoscere il proprio passato. Nella soffitta di casa c’è un vecchio baule. All’interno trova fogli scarabocchiati, articoli e qualche fotografia. Sono i primi indizi che deve mettere insieme, il punto di partenza della sua infanzia. Parte alla volta del Trentino Alto Adige. Lì, ricostruisce a poco a poco la sua storia e quella di sua madre. La storia delle donne e dei bambini con cui viveva segregata in una fattoria nascosta tra le montagne. Il passato le racconta una verità: non tutte le famiglie sono sicure e protettive come quella in cui è cresciuta lei. Alcune possono nascondere pericoli oscuri.

Il romanzo è una tempesta di emozioni. La parte più misteriosa della narrazione crea un certo stato di allerta ai dettagli, alla curiosità, che il lettore assorbe in ogni sua virgola. La scrittura è impattante, suggestiva.   

Lucia Accoto

Lucia Accoto. Critico letterario per Mille e un libro Scrittori in Tv di e con Gigi Marzullo Rai Cultura. Recensore professionista.